domenica 29 novembre 2015

ISTRUZIONE – Superiori, la nuova alternanza scuola-lavoro cancellerà tante ore di didattica


Sulla legge delega relativa alla “Revisione dei percorsi di istruzione professionale” previsti dalla L. 107/2105, il Governo scopre le carte: per incrementare il monte annuale di esperienze in azienda, ha intenzione di ridimensionare la formazione tradizionale orientata alla didattica e incrementare le ore laboratoriali.

Marcello Pacifico (presidente Anief): premesso che le ore settimanali di insegnamento debbono tornare quelle pre-Gelmini, l'alternanza scuola lavoro prevista dalla Buona Scuola non è ancora normata, ad iniziare dal piano sulla sicurezza. Il paradosso è che pur senza il decreto specifico contenente le regole organizzative e gli enti accrediti presso la Camera di Commercio, da settembre le scuole superiori, licei compresi, sono state comunque chiamate a pianificare le attività in azienda. Viene poi da chiedersi come si fa a programmare gli stage se il nuovo Piano dell’offerta formativa sarà pronto solo a gennaio. Gli studenti hanno tutte le loro buone ragioni per protestare in piazza.

Nella scuola superiore, il Governo ha intenzione di rivedere il piano di ore d’insegnamento settimanale per dare più spazio alle attività di formazione presso le aziende. Il piano, che ha già incassato il sì dalla Conferenza Stato-Regioni, è stato presentato alle parti sociali, nel corso del tavolo di lavoro avviato nella sede del Partito Democratico avviato in questi giorni: illustrando la delega fornita al Governo per l’attuazione della Legge 107/2105 sulla “Revisione dei percorsi di istruzione professionale e attuazione dell'alternanza scuola lavoro”, il piano è stato illustrato dalla relatrice Cristina Grieco (Pd), membro della Conferenza Stato-Regioni.

Sulla nuova alternanza scuola-lavoro, prevista dal comma 33 in poi della legge di riforma approvata lo scorso luglio, l’idea di fondo è imporre la dualità dell'alternanza scuola lavoro attraverso il sistema dell’apprendistato, in modo che i giovani studenti, anche al di sotto dei 16 anni possano anch'essi essere avviati al mondo del lavoro tramite la costituzione di imprese simulate. Alla luce della frammentazione dei percorsi professionali, dovuta alla multidisciplinarità dei settori, il rappresentante Pd ha quindi spiegato che è necessario revisionare il monte ore della didattica e incrementare le ore laboratoriali, anche attraverso il potenziamento dell'alternanza scuola lavoro già previsto per legge, secondo il principio di sussidiarietà, e confermato dalla riforma della Buona Scuola approvata a luglio.

La proposta non ha raccolto i consensi attesi. Anief, in particolare, è contraria al principio di sussidiarietà tra gli obblighi formativi, perché porterebbe inevitabilmente ad una nuova stagione di tagli ai monte ore della didattica in aula, con conseguente perdita di posti cattedra a favore della formazione in azienda. L'alternanza scuola lavoro è, invece, uno strumento potente di avviamento professionale. Che merita momenti di riflessione più intensi e più meditati.

Il giovane sindacato ha spiegato al partito di maggioranza che questi obiettivi sono decisamente spostati rispetto alle reali esigenze formative dei nostri giovani: lo statuto dei lavoratori, il D.M. 300 del 1977, nonostante alcune modifiche recentemente apportate, prevede ancora, all'articolo 10, che il lavoratore è un soggetto avente titolo a completare un percorso di studi. Allo stesso modo lo statuto degli studenti e delle studentesse del 1998 accorda il diritto degli studenti alla partecipazione alle attività extracurricolari organizzate dalla scuola.

“Premesso che le ore settimanali di insegnamento non devono essere ulteriormente decurtate, ma tornare al monte presente prima della riforma Gelmini, l'alternanza scuola lavoro prevista dai commi 7, 33 e a seguire della la Legge 107/2015, individua una nuova figura a cavallo tra le due e non sufficientemente normata”, spiega Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario confederale Cisal. “Basti pensare quanto tale mancanza sia rilevante sul piano della sicurezza, perché quando lo studente opera all'interno dell'istituto scolastico è soggetto attivo/passivo del servizio di prevenzione e protezione della stessa scuola; viceversa, in azienda è soggetto al medesimo servizio della struttura ospitante”.

“Si tratta di una passaggio normativo fondamentale. Non dimentichiamoci – continua Pacifico - che il flusso previsto di lavoratori-studenti, a regime, quando la riforma sarà attuata nel triennio finale di tutte le scuole superiori, riguarderà un numero superiore al milione di studenti dai 16 anni in su. Appare pertanto ineludibile regolamentare, con un apposito statuto, questa nuova figura di studente lavoratore, mai stata così numerosa sul mercato del lavoro. Occorre poi integrare, con opportune modifiche legislative, sia il Testo Unico sulla sicurezza, il D.L. 81 del 2008, sia i piani sulla sicurezza delle scuole organizzatrici e delle aziende ospitanti gli allievi. Per tutte queste ragioni, gli studenti fanno bene a protestare in piazza e a rivendicare il rispetto dei loro diritti: il sindacato condivide le loro preoccupazioni”.

Anief, pertanto, chiede l’approvazione delle linee guida, dello statuto dello studente-lavoratore: perché occorre emettere con celerità i decreti che individuano gli enti convenzionati, tra cui enti pubblici, con le scuole prima dell’approvazione del nuovo Piano dell’offerta formativa. E senza le linee-guida, le scuole, ma soprattutto gli studenti, vivranno questa esperienza con notevole disagio.

“Le scuole superiori stanno vivendo una contraddizione, perché pur senza il decreto specifico contenente le regole organizzative degli stage e gli enti accrediti presso la Camera di Commercio sono state comunque chiamate, sin dallo scorso mese di settembre, compresi i licei, a pianificare le attività in azienda. E come se non bastasse, altro controsenso, come si fa a - chiede Pacifico - programmare il tutto se il nuovo Piano dell’offerta formativa sarà pronto solo a gennaio?”.

Un’altra criticità da superare, sempre sul fronte degli stage, deriva dalla imposta di bollo fatta gravare dal Governo sulle aziende ospitanti per l'iscrizione all'albo unico presso la Camera di Commercio. “Le probabilità di una deriva mercantilistica delle disponibilità da parte delle aziende – spiega Gianmauro Nonnis, che ha seduto al tavolo allestito dal Pd - sono davvero alte, essendo lo studente lavoratore un ‘peso’ per l'azienda, la quale per ospitarlo deve pure pagare una tassa. Va da sé che la disponibilità ad accogliere nuovi gruppi si potrebbe esaurire in fretta creando un eccesso di domanda da parte delle scuole che hanno l'obbligo di indire l'alternanza Scuola-lavoro e, di contro, una contrazione dell'offerta da parte delle aziende che non hanno il medesimo obbligo e per assolvere il quale devono pure pagare un bollo”.

“Lo scenario che si delinea è rischioso: le scuole, tramite le convenzioni con le aziende, potrebbero essere portate ad alzare la ‘posta’ pur di offrire questo servizio agli studenti”, conclude il sindacalista Anief.


Per approfondimenti:

I commi della Legge 107/2015 riguardanti la nuova alternanza scuola-lavoro:
33. Al fine di incrementare le opportunità di lavoro e le capacità di orientamento degli studenti, i percorsi di alternanza scuola-lavoro di cui al decreto legislativo 15 aprile 2005, n. 77, sono attuati, negli istituti tecnici e professionali, per una durata complessiva, nel secondo biennio e nell'ultimo anno del percorso di studi, di almeno 400 ore e, nei licei, per una durata complessiva di almeno 200 ore nel triennio. Le disposizioni del primo periodo si applicano a partire dalle classi terze attivate nell'anno scolastico successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore della presente legge. I percorsi di alternanza sono inseriti nei piani triennali dell'offerta formativa.
34. All'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 15 aprile 2005, n. 77, dopo le parole: «ivi inclusi quelli del terzo settore,» sono inserite le seguenti: «o con gli ordini professionali, ovvero con i musei e gli altri istituti pubblici e privati operanti nei settori del patrimonio e delle attività culturali, artistiche e musicali, nonché con enti che svolgono attività afferenti al patrimonio ambientale o con enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI,».
35. L'alternanza scuola-lavoro può essere svolta durante la sospensione delle attività didattiche secondo il programma formativo e le modalità di verifica ivi stabilite nonché con la modalità dell'impresa formativa simulata. Il percorso di alternanza scuola-lavoro si può realizzare anche all'estero.
 36. All'attuazione delle disposizioni di cui aicommi 34 e 35 si provvede nell'ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.
 37. All'articolo 5, comma 4-ter, del decreto-legge 12 settembre 2013, n. 104, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2013, n. 128, il primo periodo è sostituito dal seguente: «Ai fini dell'attuazione del sistema di alternanza scuola-lavoro, delle attività distage, di tirocinio e di didattica in laboratorio, con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e con il Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione nel caso di coinvolgimento di enti pubblici, sentito ilForum nazionale delle associazioni studentesche di cui all'articolo 5-bis del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 ottobre 1996, n. 567, e successive modificazioni, è adottato un regolamento, ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, con cui è definita la Carta dei diritti e dei doveri degli studenti in alternanza scuola-lavoro, concernente i diritti e i doveri degli studenti della scuola secondaria di secondo grado impegnati nei percorsi di formazione di cui all'articolo 4 della legge 28 marzo 2003, n. 53, come definiti dal decreto legislativo 15 aprile 2005, n. 77, con particolare riguardo alla possibilità per lo studente di esprimere una valutazione sull'efficacia e sulla coerenza dei percorsi stessi con il proprio indirizzo di studio».
38. Le scuole secondarie di secondo grado svolgono attività di formazione in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, nei limiti delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili, mediante l'organizzazione di corsi rivolti agli studenti inseriti nei percorsi di alternanza scuola-lavoro ed effettuati secondo quanto disposto dal decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81.
39. Per le finalità di cui ai commi 33, 37 e 38,nonché per l'assistenza tecnica e per il monitoraggio dell'attuazione delle attività ivi previste, è autorizzata la spesa di euro 100 milioni annui a decorrere dall'anno 2016. Le risorse sono ripartite tra le istituzioni scolastiche ai sensi del comma 11.
40. Il dirigente scolastico individua, all'interno del registro di cui al comma 41, le imprese e gli enti pubblici e privati disponibili all'attivazione dei percorsi di cui commi da 33 a 44 e stipula apposite convenzioni anche finalizzate a favorire l'orientamento scolastico e universitario dello studente. Analoghe convenzioni possono essere stipulate con musei, istituti e luoghi della cultura e delle arti performative, nonché con gli uffici centrali e periferici del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. Il dirigente scolastico, al termine di ogni anno scolastico, redige una scheda di valutazione sulle strutture con le quali sono state stipulate convenzioni, evidenziando la specificità del loro potenziale formativo e le eventuali difficoltà incontrate nella collaborazione.
 41. A decorrere dall'anno scolastico 2015/2016 è istituito presso le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura il registro nazionale per l'alternanza scuola-lavoro. Il registro è istituito d'intesa con il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, sentiti il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e il Ministero dello sviluppo economico, e consta delle seguenti componenti:
a) un'area aperta e consultabile gratuitamente in cui sono visibili le imprese e gli enti pubblici e privati disponibili a svolgere i percorsi di alternanza. Per ciascuna impresa o ente il registro riporta il numero massimo degli studenti ammissibili nonché i periodi dell'anno in cui è possibile svolgere l'attività di alternanza;
 b) una sezione speciale del registro delle imprese di cui all'articolo 2188 del codice civile, a cui devono essere iscritte le imprese per l'alternanza scuola-lavoro; tale sezione consente la condivisione, nel rispetto della normativa sulla tutela dei dati personali, delle informazioni relative all'anagrafica, all'attività svolta, ai soci e agli altri collaboratori, al fatturato, al patrimonio netto, al sito internet e ai rapporti con gli altri operatori della filiera delle imprese che attivano percorsi di alternanza.
42. Si applicano, in quanto compatibili, i commi 3, 4, 5, 6 e 7 dell'articolo 4 del decreto-legge 24 gennaio 2015, n. 3, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2015, n. 33.
43. All'attuazione delle disposizioni di cui aicommi 41 e 42 si provvede nell'ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.
 44. Nell'ambito del sistema nazionale di istruzione e formazione e nel rispetto delle competenze delle regioni, al potenziamento e alla valorizzazione delle conoscenze e delle competenze degli studenti del secondo ciclo nonché alla trasparenza e alla qualità dei relativi servizi possono concorrere anche le istituzioni formative accreditate dalle regioni per la realizzazione di percorsi di istruzione e formazione professionale, finalizzati all'assolvimento del diritto-dovere all'istruzione e alla formazione. L'offerta formativa dei percorsi di cui al presente comma èdefinita, entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, dal Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, ai sensi dell'articolo 3 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281. Al fine di garantire agli allievi iscritti ai percorsi di cui al presente comma pari opportunità rispetto agli studenti delle scuole statali di istruzione secondaria di secondo grado, si tiene conto, nel rispetto delle competenze delle regioni, delle disposizioni di cui alla presente legge. All'attuazione del presente comma si provvede nell'ambito delle risorse finanziarie disponibili a legislazione vigente e della dotazione organica dell'autonomia e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.



















L’algoritmo-lotteria che sceglie i prof (Corriere della Sera del 4 settembre 2015)







sabato 28 novembre 2015

Riforma del diritto allo studio, sarà approvata in tempi record ma servono più borse di studio

Il Governo ha intenzione di "licenziarla" come prima delle nove deleghe fornitegli dalla Legge 107/15: tra le novità in arrivo, dovrebbero esserci i livelli essenziali delle prestazioni che ciascuna scuola autonoma sarà obbligato a garantire; maggiori risorse per finanziare e rendere operativa la già esistente carta studentesca. L'esecutivo sta poi vagliano la richiesta delle associazioni studentesche di creare un apposito fondo perequativo nazionale a favore delle regioni italiane più povere.

Marcello Pacifico (presidente Anief): va assolutamente esteso il tempo pieno per la primaria e il tempo prolungato per la secondaria di primo grado, uniformando una volta per tutte l'offerta formativa del tempo scuola, senza più differenze al ribasso sul territorio nazionale. Oggi, invece, a fronte di una diffusione del tempo pieno nell'80% delle scuole in Lombardia, solo il 5% di quelle siciliane possono offrire tale servizio. È da queste pratiche che passa il successo formativo e la riduzione degli abbandoni, vera piaga del Sud Italia. 

La riforma del diritto allo studio sarebbe in dirittura d'arrivo: il Governo ha intenzione di "licenziarla" come prima delle nove deleghe fornitegli dalla Legge 107/15. In questi giorni si sta lavorando sugli ultimi dettagli. Come i livelli essenziali delle prestazioni - i Lep - che ciascuna scuola autonoma sarà obbligato a garantire; si sta poi ragionando sullo stanziamento di maggiori risorse per finanziare e rendere effettivamente operativa la già esistente carta studentesca; il Governo sta anche vagliano la richiesta delle associazioni studentesche di creare un apposito fondo perequativo nazionale a favore delle regioni italiane più povere.

Dalle scuole paritarie, inoltre, si propone la previsione di risorse finanziarie che possano garantire il diritto allo studio per chi sceglie le scuole non statali attraverso una identificazione del diritto allo studio con il diritto "di scelta" degli istituti scolastici da frequentare.

L'Anief, che sta partecipando ai tavoli di confronto con le parti sociali avviati dal Partito Democratico, ha espresso tutte le sue perplessità sul modello che si sta configurando: il giovane sindacato, infatti, reputa fondamentale dare impulso, necessariamente per via legislativa, ad un forte incremento delle borse di studio legate al merito. Ma che alla definizione di percorsi di studio all'estero obbligatori, da attuare anche durante le vacanze estive in orario didattico ed extrascolastico, percorrendo buone prassi già sperimentate alle superiori in Europa come il progetto Comenius. Oltre che l'incremento di ore di didattica a tutti i livelli scolastici.

In linea generale, l'organizzazione sindacale rivendica la qualificazione del diritto allo studio come diritto sociale riconosciuto in Costituzione. Con la Stato centrale che è tenuto, si ricorda, a rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che ne impediscono il pieno svolgimento di tale diritto per tutti i cittadini. Pertanto, lo stesso Stato dovrebbe essere doppiamente interessato ad esercitare al meglio la potestà legislativa per definirne i principi fondamentali.

"Bisogna utilizzare l'occasione della delega per dare seguito a quanto stabilito dal comma 181 della Legge 107/15 per la definizione di una legge quadro nazionale che vada a definire i livelli essenziali delle prestazioni, i cosiddetti Lep, cui le singole regioni dovranno necessariamente attenersi", spiega Marcello Pacifico, presidente Anief. "È altrettanto importante poi prevedere l'attivazione di un fondo perequativo, cui possano attingere le regioni più povere e ciò per ridurre non solo le sperequazioni di ordine economico ma anche, e soprattutto, sociali. Come va incremento di delle borse di studio legate al merito, la previsione di percorsi di studio all'estero per gli studenti".

Il sindacato, su questo punto è intransigente: "va assolutamente esteso il tempo pieno per la primaria e il tempo prolungato per la secondaria di primo grado, uniformando una volta per tutte l'offerta formativa del tempo scuola, senza più differenze al ribasso sul territorio nazionale. Ad oggi, invece, su questo fronte le cose vanno diversamente: a fronte di una diffusione del tempo pieno nell'80% delle scuole in Lombardia, appena il 5% delle scuole siciliane possono offrire tale servizio", continua il leader dell'Anief.

"Questo passaggio normativo, eliminerebbe quindi le diseguaglianze tra gli studenti di regioni diverse circa il numero complessivo di ore di lezione effettivamente svolte permettendo un potenziamento dell'offerta formativa. Ciò garantirebbe il successo formativo anche agli alunni delle regioni meno ricche, riducendo sicuramente l'ancora troppo alto fenomeno della dispersione scolastica, che guarda caso colpisce il Sud in modo massiccio. Si tratta di programmi che necessitano chiaramente di risorse che – conclude Pacifico – potrebbero avere una primo immediato input attraverso le risorse finanziarie della Legge di Stabilità in via di approvazione".


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#GiovaniPrevidenti: al via il nuovo progetto di orientamento per i giovani



Si parte con la piattaforma online www.prontilavorovia.it realizzata da Fondazione Educazione Finanziaria e al Risparmio e Giornata Nazionale della Previdenza e del Lavoro – Itinerari Previdenziali insieme a AICP, Assofondipensione, Assoprevidenza e Mefop per avvicinare i giovani al mondo del lavoro e alla cultura previdenziale.


Roma 28 novembre 2015 – Nel corso degli ultimi anni, l'educazione previdenziale e la pianificazione responsabile del proprio futuro sono diventati pilastri fondamentali dell'educazione alla "cittadinanza economica" e la scuola è il luogo ideale per diffondere questo tipo di competenze tra le nuove generazioni, soprattutto in un periodo in cui parole come "pensione" e "previdenza complementare" sono entrate nella quotidianità.

Per questa ragione la Fondazione per l'Educazione Finanziaria e al Risparmio e la Giornata Nazionale della Previdenza e del Lavoro - Itinerari Previdenziali in collaborazione con AICP, Assofondipensione, Assoprevidenza e Mefop, hanno dato vita a "#GiovaniPrevidenti": un progetto nato per promuovere una sempre maggiore diffusione di questo tipo di competenze già in ambito scolastico. 

Tra i più giovani, infatti, c'è una scarsa consapevolezza di strumenti come il "voucher lavoro", oppure della differenza tra previdenza pubblica e previdenza complementare, individuata in modo corretto solo dal 56% dagli studenti che hanno risposto ai questionari raccolti tra gli studenti delle scuole superiori dalla FEDUF. A ciò va aggiunto che ben il 69% dei ragazzi sente parlare di pensione esclusivamente come una fonte di preoccupazione per i genitori, il 19% non ne sente mai parlare e il 12% ne sente parlare come un argomento di scarso interesse.

Il primo strumento realizzato nell'ambito del progetto #GiovaniPrevidenti è la piattaforma online www.prontilavorovia.it che spiega ai ragazzi argomenti quali la stesura del curriculum vitae, le sicurezze di un contratto "in chiaro", la contribuzione, la previdenza di base, la scelta tra lavoro dipendente e autonomo, come avviare una start up, come si apre e cosa comporta una partita IVA, cos'è e perché è importante la previdenza complementare. 

I docenti, dopo aver iscritto gratuitamente le classi sul sito, potranno guidare i loro studenti delle scuole secondarie di II grado attraverso quattro capitoli che affrontano altrettanti temi fondamentali per la vita economica di ognuno, partendo dal primo approccio con il mondo del lavoro, dall'importanza di un impiego regolare, alla sicurezza sul lavoro, dalla retribuzione ai contributi per la pensione. Il secondo capitolo è dedicato all'universo del Lavoro dipendente con una panoramica sui principali canali attraverso i quali passa la ricerca di un impiego, tradizionali e 2.0, prestando attenzione alla stesura del Curriculum Vitae e alla capacità di affrontare un colloquio di lavoro. Il terzo capitolo dedicato al Lavoro autonomo, presenta spunti utili per coloro che hanno un'idea e la vogliono coltivare facendone il proprio lavoro e trasformandola in un'impresa attraverso il business plan, i canali di finanziamento, la comunicazione. 

L'ultimo capitolo approfondisce invece l'argomento della Previdenza complementare: per oggi e per domani affrontando un tema che ai ragazzi sembra distante, seppure strettamente connesso a quello del lavoro. È importante, quindi, che fin dal primo ingresso nel mondo del lavoro i ragazzi si pongano la questione della costruzione del proprio futuro economico attraverso la previdenza complementare. Per questo serve sapere in che cosa consiste, come funziona, quali sono le agevolazioni e i vantaggi.

Il percorso educativo prevede il coinvolgimento diretto dei ragazzi, attraverso la creazione di ricerche multimediali da realizzare online direttamente sulla piattaforma. Gli studenti dovranno: sintetizzare l'argomento in 140 caratteri, realizzare video e immagini fotografiche originali, elaborare un approfondimento in 300 parole e comporre una canzone che rappresenti il lavoro svolto in classe. I ragazzi dovranno poi pubblicare almeno 3 informazioni curiose che hanno scoperto sull'argomento e farsi aiutare dai propri insegnanti a scrivere una bibliografia per riportare tutte le fonti utilizzate per lo sviluppo della ricerca.

Grazie a questo nuovo strumento didattico, semplice e facile da usare, studenti e insegnanti dispongono di video-animazioni da utilizzare in classe per lo svolgimento della lezione, numerose schede tematiche di approfondimento sui singoli argomenti e di un'area per la creazione di ricerche multimediali online. 

Con l'iscrizione alla piattaforma www.prontilavorovia.it è anche possibile partecipare al concorso nazionale PREMIO GNP2016 attraverso la realizzazione di un video che riassuma, rispetto i quattro moduli appena trattati, le aspettative e il punto di vista dei ragazzi in relazione al proprio futuro da cittadino lavoratore. I primi tre classificati saranno premiati durante la manifestazione Giornata Nazionale della Previdenza e del lavoro il prossimo maggio 2016.


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SISTEMA DUALE/JOB&Orienta 2015: PARTE LA SPERIMENTAZIONE PILOTA PER UNA VIA ITALIANA AL SISTEMA DUALE

JOB&ORIENTA 2015

Fiera di Verona, 26-28 novembre
Salone nazionale dell'orientamento, la scuola, la formazione e il lavoro.

Fra rilancio dell'apprendistato e rafforzamento dell'alternanza

PARTE LA SPERIMENTAZIONE PILOTA PER UNA VIA ITALIANA AL SISTEMA DUALE

La formazione per il 50% a scuola e 50% nell'ambiente di lavoro.


Verona, 27 novembre 2015 È in partenza la via italiana al sistema duale, cominciando dal nuovo apprendistato formativo riformato e dall'alternanza scuola lavoro rafforzata. «Sono strumenti costitutivi sui quali il Governo ha fatto un forte investimento, sia normativo che di risorse economiche». Lo ha detto LUIGI BOBBA, sottosegretario al Lavoro e alle Politiche sociali, nel corso di JOB&Orienta, il salone nazionale dell'orientamento, la scuola, la formazione e il lavoro, alla Fiera di Verona fino a sabato 28 novembre.

Per sistema duale si intende la formazione alternata per il 50% a scuola e il restante 50% nell'ambiente di lavoro,  con l'obiettivo di rafforzare l'offerta educativa per i giovani, affinché raggiungano un maggior livello di qualificazione.
In linea con la recente legge della "Buona Scuola", che rende obbligatoria la partecipazione a percorsi di alternanza scuola lavoro per tutti gli studenti del triennio conclusivo dell'istruzione secondaria superiore, anche il Jobs Act rafforza il collegamento fra scuola e lavoro rilanciando - delle tre tipologie di apprendistato esistenti - quelle a più significativa valenza formativa, ovvero l'apprendistato di primo e di terzo livello. 

«La strategia del Governo per favorire la transizione scuola lavoro e contrastare la dispersione scolastica, oltre che per promuovere la formazione e l'occupabilità dei giovani punta sull'alternanza e sull'apprendistato. Anche il Jobs Act vuole rilanciare l'apprendistato dando origine a una "via italiana" al sistema duale, che prevede una forte correlazione tra istituzione formativa e impresa», ha spiegato il sottosegretario illustrando come «si tratti di una riforma che avvicina l'Italia alle best practice degli altri stati membri dell'Ue»: come avviene in Germania, dove da anni l'apprendistato si svolge all'interno del sistema duale, combinando periodi di training in azienda con lezioni teorico-specialistiche in classe».

Il contratto, stipulato tra azienda e apprendista, è regolato in modo dettagliato dalla legge tedesca, che definisce con precisione obblighi e doveri delle parti. Il sistema duale è diffuso in altri paesi, come Austria e Svizzera e soprattutto nell'Europa del Nord. Soluzioni che si sono dimostrate in grado di assicurare una più ampia integrazione dei giovani nel mercato del lavoro, riducendo così i livelli di disoccupazione, e che ora l'Italia è pronta a testare modulandole ad hoc per mantenere le proprie caratteristiche strutturali. 

La sperimentazione italiana del nuovo apprendistato normativo si basa su un modello fortemente innovativo che passa innanzitutto attraverso la ristrutturazione dell'apprendistato e delle sue caratteristiche (requisiti di accesso e modalità di regolazione della formazione): si punta così ad agire direttamente sul fronte delle imprese tramite la definizione di un nuovo mix di vincoli e benefici, in grado di bilanciare meglio l'onere formativo che esse assumono.

L'altro versante è quello della riorganizzazione dei percorsi formativi nell'ambito del Sistema regionale di Istruzione e formazione professionale (IeFP) e il potenziamento delle reti di servizi interne alle strutture formative. Illustrato a JOB&Orienta, il progetto prevede la qualificazione dei servizi di placement dei centri di formazione professionale e la sperimentazione nel biennio 2015-2017 del contratto di apprendistato per il conseguimento della qualifica di istruzione e formazione professionale (IeFP) o del diploma professionale nei centri di formazione professionale.

Presenti a Verona le 300 istituzioni formative selezionate: la graduatoria, operata su circa 600 strutture, fa riferimento all'avviso pubblico di FIxO, dello scorso 8 ottobre, con 10,5 milioni di euro stanziati per questa prima sperimentazione del sistema di formazione duale che il Jobs Act assegna a Italia Lavoro. A queste risorse si aggiungono, nel corso del biennio, ulteriori 87 milioni di euro per ciascuno dei due anni a disposizione delle Regioni per finanziare la formazione e altri 60 milioni di misure agevolative per le imprese. 
 
Grande soddisfazione espressa da PAOLA VACCHINA, presidente di Forma, l'associazione degli enti nazionali di formazione professionale: «Finalmente una riforma che disegna un progetto coerente e unitario, che combina studio e lavoro per rafforzare l'offerta educativa diretta ai giovanissimi, elevandone il livello di qualificazione e permettendo loro di acquisire un titolo in tutte le filiere dell'istruzione superiore. Supporto e accompagnamento verranno forniti dagli enti di formazione professionale accreditati dalle Regioni sia in questa fase che in quella di inserimento in azienda, per garantire l'ingresso di giovani con un elevato livello di professionalità».



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venerdì 27 novembre 2015

COMMERCIALISTI SICILIA, COSTITUITA LA SCUOLA DI ALTA FORMAZIONE

Progetto nazionale a cui ha aderito la maggioranza degli Ordini della regione.

Il neo presidente del Comitato esecutivo Sebastiano Truglio: «Siamo già a lavoro per soddisfare le esigenze di formazione specialistica dei colleghi».

L'alta formazione per i commercialisti e gli esperti contabili della Sicilia è realtà: è stata costituita ufficialmente infatti la Scuola regionale, durante l'assemblea dello scorso 23 novembre a Enna, a cui ha partecipato la maggioranza degli Ordini di categoria siciliani. L'organismo avrà il compito di organizzare l'offerta formativa nella regione sotto il profilo dello sviluppo specialistico delle conoscenze professionali.

L'assemblea costitutiva – su proposta del presidente veterano dell'Ordine di Agrigento Ignazio La Porta, e alla presenza del notaio Luca Prinzi – ha nominato all'unanimità i componenti degli organi della Scuola: a guidare il Comitato esecutivo sarà il presidente dei Commercialisti di Catania Sebastiano Truglio, affiancato da Salvatore Dilena, Vincenzo Fasone (componente del Comitato scientifico), Daniele Manenti e Mario Sugameli. Il Collegio dei revisori sarà invece composto da Paola Giacalone (presidente), Carlo D'Alessandro e Salvatore Smiriglia.

I Commercialisti siciliani hanno così concretizzato le linee guida predisposte dal Consiglio Nazionale (Cndcec), che prevedono la costituzione delle Scuole di Alta Formazione (SAF) su tutto il territorio nazionale. «Il Comitato esecutivo si metterà subito all'opera – ha commentato il presidente Sebastiano Truglio – il nostro impegno ha l'obiettivo di fornire un'adeguata risposta alle finalità del progetto del Consiglio nazionale e alle esigenze di formazione specialistica dei colleghi siciliani».

L'istituzione delle SAF è un passo importante verso il progetto più ampio di riconoscimento legislativo dei titoli di specializzazione, che gli organi nazionali della categoria professionale stanno portando avanti.

Anche il Comitato scientifico vanta componenti di altissimo profilo professionale: Sergio Cassisi, Mario Cerchia, Vincenzo Fasone, Luigi Ferlazzo Natoli, Giuseppe La Cagnina, Iris La Rocca, Angela Midolo, Tonino Morina e Maurizio Stella.

foto: l'assemblea costitutiva e la firma del presidente del Comitato esecutivo Sebastiano Truglio
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giovedì 26 novembre 2015

SCUOLA - Precari, un anno fa la storica sentenza della Corte di Giustizia UE contro l’abuso di ‘supplentite’ ma l’Italia ne soffre ancora

La Buona Scuola non ha rispettato le indicazioni emesse dai giudici di Lussemburgo: anche dopo le 86mila immissioni in ruolo dovute alla Legge 107/2015 rimangono ancora supplenti oltre 250mila docenti: si tratta di circa 180mila abilitati all’insegnamento, che corrispondono a 60mila residui delle GaE, oltre 50mila diplomati magistrali, circa 20mila abilitati con Tfa, 50mila Pas e migliaia attraverso i corsi di Scienze della formazione primaria. A cui si aggiungono almeno 30mila tra amministrativi, tecnici e ausiliari, con più di 36 mesi di servizio richiesti. Senza dimenticare che quella stessa sentenza della curia europea va chiaramente estesa a tutto il pubblico impiego, dove vi sono altre decine di migliaia di lavoratori, che operano da più di tre anni per altri comparti dello Stato con i titoli richiesti e su posti vacanti. A complicare la situazione ci si è messa anche al Corte Costituzionale, che si sarebbe dovuta esprimere sul caso lo scorso mese di giugno, ma ha fatto slittare il suo parere al prossimo 17 maggio. Ad oggi, purtroppo, la via del tribunale rimane l’unica per avere la certezza del risarcimento danni e a volte anche della stabilizzazione.

Marcello Pacifico (presidente Anief): attesa del parere della Consulta, la vertenza si sta comunque consumando nei tribunali del lavoro, dove sono in essere migliaia di ricorsi pendenti. E dove i giudici, pur in assenza di riferimenti legislativi nazionali, si esprimono sulla laicità del risarcimento e talvolta entrano anche nel merito, stabilendone l’entità tutt’altro che simbolica. Su questi importi il 1° dicembre si esprimerà pure la Corte di Cassazione in udienza pubblica. Con la riforma è stato fatto un micro tentativo risolutorio: con il comma 132 della L. 107/15 si è infatti deciso di istituire un fondo per il risarcimento dei danni, ma 10 milioni serviranno a coprire appena i primi 500 ricorrenti dell’Anief. Così, in attesa che ciò avvenga, il nostro sindacato continua a vincere su queste rivalse nei tribunali del lavoro. Intanto, il personale della scuola in servizio, come se non bastasse la mancata stabilizzazione, deve fare i conti con gli stipendi che non arrivano.

Esattamente un anno fa, era il 26 novembre 2014, la Corte di Giustizia di Lussemburgo emetteva la storica sentenza che sanciva l’inadeguatezza, rispetto al diritto dell’UE, della normativa italiana sui contratti di lavoro a tempo determinato nel settore della scuola: la scomparsa del precariato, tra i docenti e il personale Ata, è però sempre lontana dal compiersi, perché la Buona Scuola, la riforma che doveva spazzare via la ‘supplentite’, ha fallito questo obiettivo. Sarebbe il caso di dire che non ha risolto nulla. Tanto che oggi, anche dopo le 86mila immissioni in ruolo derivanti dalla Legge 107/2015, che inizialmente avrebbe dovuto stabilizzarne 150mila, rimangono ancora supplenti oltre 250mila insegnanti: si tratta di circa 180mila abilitati all’insegnamento, che corrispondono a 60mila residui delle GaE, oltre 50mila diplomati magistrali, circa 20mila abilitati con Tfa, 50mila Pas e altre migliaia attraverso i corsi di Scienze della formazione primaria dopo il 2011.

A cui si aggiungono almeno 30mila tra amministrativi, tecnici e ausiliari, con più di 36 mesi di servizio richiesti. Senza dimenticare che quella stessa sentenza della curia europea va chiaramente estesa a tutto il pubblico impiego, dove vi sono altre decine di migliaia di lavoratori, che operano da ben oltre tre anni per lo Stato con i titoli richiesti e su posti vacanti. A complicare la situazione ci si è messa anche al Corte Costituzionale, che si sarebbe dovuta esprimere sul caso lo scorso mese di giugno, ma ha fatto slittare il suo parere al prossimo 17 maggio.

“In attesa del parere della Consulta – spiega Marcello Pacifico, presidente Anief – la vertenza si sta comunque consumando nei tribunali del lavoro, dove sono in essere migliaia di ricorsi pendenti. E dove i giudici, pur in assenza di riferimenti legislativi nazionali, si esprimono sulla laicità del risarcimento e talvolta entrano anche nel merito, stabilendone l’entità tutt’altro che simbolica. In taluni casi hanno anche accordato anche la stabilizzazione del precario ricorrente. Sugli importi da assegnare ai precari, il prossimo 1° dicembre si esprimerà pure la Corte di Cassazione in udienza pubblica”.

Da Governo e Parlamento sul problema irrisolto, attraverso la Buona Scuola, è stato solo fatto un micro tentativo risolutorio: con il comma 132 della L. 107/15 si è infatti deciso di istituire “un fondo per i pagamenti in esecuzione di provvedimenti giurisdizionali aventi ad oggetto il risarcimento dei danni conseguenti alla reiterazione di contratti a termine per una durata complessiva superiore a trentasei mesi, anche non continuativi, su posti vacanti e disponibili, con la dotazione di euro 10 milioni per ciascuno degli anni 2015 e 2016”.

“Ma quel fondo – sottolinea Pacifico - servirà a coprire appena i primi 500 ricorrenti dell’Anief. Mentre quello che serviva prioritariamente era stabilire, per legge, i criteri di risarcimento danni nei confronti dei tanti precari assunti e licenziati per anni, anche decenni, in violazione di norme e direttive, a partire dalla 70/1999 CE, che prevedevano invece la loro stabilizzazione. Così, in attesa che ciò avvenga, il nostro sindacato continua a vincere su queste rivalse nei tribunali del lavoro. Di tutto ciò parleremo il prossimo 4 dicembre a Montecitorio”.

Intanto, il personale della scuola in servizio, come se non bastasse la mancata stabilizzazione, deve fare i conti con gli stipendi che non arrivano. Una buona parte di coloro che sono stati assunti a tempo determinato direttamente dai dirigenti scolastici, continuano a non ricevere la retribuzione del regolare servizio svolto. In diversi casi anche dal mese di settembre. Determinando gravi problemi per i precari diretti interessati, che nel frattempo debbono provvedere a sostenere spesi non indifferenti per recarsi nei luoghi di lavoro, non di rado situati lontano da casa e quindi anche costretti ad affrontare costi per i trasporti, l’affitto delle case, le utenze e il vivere quotidiano.

Il tutto avviene mentre il Miur delega la responsabilità al Ministero dell’Economia, che a sua volta emette rassicurazioni attraverso il portale Noi-Pa, poi quasi sempre disattese nei fatti. Pertanto, siccome sino a prova contraria l’Italia rimane uno Stato democratico, dove non può ancora essere elusa la Costituzione, in questo caso su tutti gli articoli 35 e 36, l’Anief ha deciso di mettere a disposizione, di tutti i precari in attesa di stipendio, un apposito modello di diffida e messa in mora. Se allo scadere degli otto giorni di tempo indicati nel modello, entro cui l’amministrazione dovrà liquidare le somme non percepite, qualora il personale interessato non avesse ancora percepito lo stipendio, dovrà comunicarlo al sindacato all’indirizzo e-mail stipendi.supplenti@anief.net, attraverso cui riceverà le istruzioni operative per adire alle vie legali per il recupero forzoso delle somme non corrisposte.

Tutti i precari, docenti abilitati, ma anche i non abilitati e gli Ata (con 36 mesi di servizio svolto) che vogliono aderire ai ricorsi Anief per l’assunzione a tempo indeterminato, recuperare le somme non corrisposte, i mesi estivi e gli scatti di anzianità non assegnati, oltre che il risarcimento danni, possono chiedere le informazioni attraverso questo link. Il giovane sindacato, infine, comunica di aver depositato al Tar i ricorsi dei 9mila docenti esclusi illegittimamente dal piano di assunzioni e di difendere tutti coloro che sono stati danneggiati dalla riforma 107/15. Per tutte le altre richieste di impugnazione è possibile consultare il sito Anief e cliccare sulla voce “Iscrizione Ricorsi”.



Per approfondimenti:





























L’algoritmo-lotteria che sceglie i prof (Corriere della Sera del 4 settembre 2015)



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