lunedì 24 ottobre 2016

Non si ferma l’emorragia di manager nel tessuto industriale lombardo.

L'INDUSTRIA LOMBARDA SEMPRE PIÙ POVERA DI MANAGER

Dalla "Indagine sulle risoluzioni dei rapporti di lavoro" di Federmanager, la Lombardia, nel 2015, ha perso 2.792 manager (di cui il 14% sono donne); oltre 1/3 appartiene agli over 55 (36%) e un 15% di giovani manager lombardi con età inferiore a 45 anni.

La Lombardia rappresenta una quota significativa (il 40%) delle circa 7.000 risoluzioni di rapporti di lavoro dirigenziali che si verificano in media ogni anno in Italia e, considerando l'intera area geografica NordOvest (Lombardia, Val d'Aosta, Piemonte, Liguria), si raggiunge il 73%.

Tra le tipologie solo il 2% è rappresentato da dimissioni volontarie e il 59% da risoluzioni consensuali mentre il 39% sono stati i licenziamenti per "giustificato motivo oggettivo" (soprattutto per "soppressione della posizione").

I settori maggiormente colpiti sono quelli dell'informatica-elettronica-tlc (40,3%), meccanico-siderurgico (22,2%) e chimico-farmaceutico (15,3%), mentre le posizioni aziendali più colpite sono quelle relative alla parte tecnico-produttiva (21%), conseguenza del taglio all'attività industriale.

"Se l'industria perde le competenze e i valori dei manager, diventa meno competitiva e questo riguarda anche il tessuto industriale lombardo, fondamentale per l'industria italiana – commenta il presidente di ALDAI-Federmanager, Romano Ambrogi –

A tal proposito, una situazione da evidenziare è in particolare quella delle piccole aziende (fino a 10 dirigenti) che, sopravvissute a questi anni di crisi, confidavano in una reale ripresa che non dà ancora segnali.

In queste realtà assistiamo ad un significativo aumento, dal 28% del 2014 a quasi il 40% del 2015, di taglio di posizioni manageriali."



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