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sabato 10 agosto 2019

Università, boom a livello mondiale di studenti di prima generazione: dagli esperti i consigli per aiutarli a laurearsi e combattere l'abbandono

UNIVERSITÀ, È BOOM DI STUDENTI DI PRIMA GENERAZIONE: DAGLI ESPERTI I CONSIGLI PER AIUTARLI A LAUREARSI E COMBATTERE L'ABBANDONO

Primi in famiglia ad intraprendere il percorso universitario, con la loro istruzione possono stimolare la crescita economica e dare alle università l'opportunità di provvedere a una nuova demografia crescente e vitale. Per supportarli nelle difficoltà del percorso accademico, gli esperti consigliano agli atenei d'investire nel tutoraggio, aumentando la consapevolezza sulle sfide da affrontare e promuovendo il networking.

 

L'espansione della classe media globale entro il 2020 comporterà un boom degli studenti universitari di prima generazione. Basti pensare che secondo l'Higher Policy Institute di Oxford soltanto in Cina se ne conteranno 37 milioni e in India 27 milioni, mentre in Italia secondo AlmaLaurea nel 2018 i laureati di prima generazione sono stati il 70,1% del totale, circa 196mila. Ma durante il percorso accademico questi studenti sono anche i più esposti a difficoltà economiche e sociali, come conferma una ricerca pubblicata sul Washington Post, secondo cui il 69% degli studenti di prima generazione esprime addirittura il desiderio di aiutare la propria famiglia, rispetto al 39% dei ragazzi i cui genitori hanno conseguito la laurea. Secondo uno studio pubblicato su Business Insider, negli USA negli ultimi 25 anni anche i costi universitari sono incrementati: le tasse delle università private sono aumentate del 587% e quelle delle pubbliche del 683%. Ma non è tutto, anche il costo dell'alloggio è aumentato del 60%, rappresentando una spesa onerosa per gli studenti che provengono da famiglie a basso reddito. Fattori che si ripercuotono sul percorso accademico: secondo una ricerca pubblicata da USA Today, soltanto l'11% degli studenti di prima generazione riesce a conseguire una laurea triennale entro i 24 anni. Per rispondere efficacemente a questo scenario, gli esperti consigliano alle università di offrire servizi di sostegno come l'onboarding e il tutoraggio, promuovere sessioni di formazione e seminari sulle sfide da affrontare e favorire il networking, al fine di costruire una potente rete sociale di supporto.

 

È quanto emerge da uno studio condotto da Sodexo con l'Institute for Quality of Life, consultabile gratuitamente a questo link e finalizzato a individuare i trend che stanno ridefinendo la qualità della vita nei campus. "Gli studenti di prima generazione hanno il potenziale per stimolare la crescita economica con la loro istruzione superiore, ma necessitano di essere supportati attraverso l'ascolto e la comprensione dei loro bisogni – afferma Franco Bruschi, Head of Schools & Universities Segment di Sodexo Italia, azienda leader mondiale nei servizi di Qualità della Vita – Si tratta di un supporto che può partire dalla ridefinizione di alcuni servizi, come l'offerta di ristorazione. È per questo motivo, che, grazie alla nostra esperienza con più di 700 college e università in tutto il mondo, abbiamo scelto di creare Eat, un'offerta food così eterogenea da soddisfare una molteplice varietà di gusti, migliorando concretamente la quotidianità nei campus attraverso un ristorante articolato su 8 isole tematiche. Ma non è tutto, perché i nostri servizi alberghieri, di conciergerie, accoglienza e reception, attivi ad esempio presso l'Università Bicocca di Milano, rappresentano una valida risposta in grado di porre attenzione agli studenti di prima generazione e dare un supporto concreto ai ragazzi italiani e stranieri".

 

L'importanza di un supporto morale nei confronti degli studenti di prima generazione è condivisa anche dalla dott.ssa Linda Banks-Santilli, preside associato del Boston University Wheelock College of Education and Human Development: "Gli studenti di prima generazione hanno bisogno di un'attenzione e di un sostegno mirati, a differenza di quelli i cui genitori hanno intrapreso e concluso il percorso accademico universitario. Necessitano di provare un senso di appartenenza verso l'università e sentire di meritare il loro posto al suo interno: in questo senso gli atenei possono offrire corsi obbligatori in diverse modalità e tempistiche per aiutarli a ridurre i tempi per il conseguimento della laurea e risparmiare denaro. Inoltre, fornire alternative meno dispendiose, espedienti o finanziamenti per i materiali didattici più costosi può anche compensare i costi da sostenere per l'istruzione". Pensiero condiviso dal dott. David Beard, professore associato della Facoltà di Comunicazione Retorica, Scientifica e Tecnica presso la University of Minnesota: "Ho vissuto sulla mia pelle le difficoltà dell'essere il primo della mia famiglia a frequentare l'università. Gli studenti di prima generazione affrontano il percorso accademico con il peso di numerose pressioni derivate da condizioni economiche, sociali e a volte anche barriere linguistiche. Uno scenario negativo che spinge la maggior parte di loro ad abbandonare l'università perché non si sentono accettati. Gli atenei e l'intero personale devono essere in prima linea per aiutarli nel miglior modo possibile attraverso servizi di tutoraggio e onboarding".

 

Nonostante gli ostacoli considerevoli, gli studenti di prima generazione apportano numerosi punti di forza all'esperienza universitaria: sono motivati, intraprendenti, riconoscenti all'assistenza e resilienti di fronte alle avversità. Basti pensare che secondo un sondaggio pubblicato da Psychology Today su 12mila studenti americani, l'87% ha dichiarato di sentirsi privilegiato di frequentare l'università e di essere disposti a tutto per laurearsi con successo. E la loro positività, se adeguatamente supportata, migliora l'intero circuito accademico. Pensiero condiviso dalla dott.ssa Amy Baldwin, direttore del Department of Students Transitions presso la University Central Arkansas: "Qualsiasi azione venga fatta a supporto degli studenti di prima generazione va a beneficio di tutti. Dopotutto, quanto più uno studente è preparato per gestire gli aiuti finanziari a sua disposizione, collaborare con i tutor, connettersi con i servizi di supporto e collaborare con i compagni di studio, tanto più è forte il corpo studentesco nella sua totalità. Il risultato è una reazione a catena che si propaga tra le generazioni".

 

 

Tra le varie azioni che possono essere intraprese dagli atenei per agevolare l'integrazione degli studenti di prima generazione gli esperti hanno individuato 4 ambiti su cui le università devono concentrarsi:

 

1)    OFFRIRE UN SUPPORTO BASATO SULL'AFFINITÀ

L'onboarding e il tutorato da persone che hanno avuto un'esperienza simile sono esempi di servizi di supporto che le università possono offrire per aiutare gli studenti di prima generazione nella transizione.

2)    AUMENTARE LA CONSAPEVOLEZZA

Prevedere sessioni di formazione e seminari per il corpo docenti per riconoscere le sfide che incontrano gli studenti di prima generazione, così come offrire alternative meno dispendiose e finanziamenti, può ridurre i tempi di conseguimento della laurea e permettere di risparmiare denaro.

3)    PROMUOVERE PROGRAMMI DI NETWORKING

Promuovere relazioni significative con altri studenti, personale e tutor può aiutare gli studenti di prima generazione a costruire una potente rete di supporto. Inoltre, usare i canali di comunicazione online può aiutare a preparare e iniziare gli studenti in arrivo.

4)    RENDERE ACCESSIBILI LE INFORMAZIONI

Personalizzare il sostegno alla qualità della vita per gli studenti di prima generazione può aiutare a rafforzare il senso di appartenenza.



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Lavoro, 7 startup su 10 falliscono per incomprensioni tra soci in affari: dagli esperti i consigli per trovare il “business partner” ideale

LAVORO, 7 STARTUP SU 10 FALLISCONO PER INCOMPRENSIONI TRA SOCI IN AFFARI: DAGLI ESPERTI I CONSIGLI PER TROVARE IL "BUSINESS PARTNER" IDEALE

Impostare chiaramente gli accordi sin dall'inizio, comprendere le dinamiche di ruolo e approfondire le reciproche visioni lavorative. Ecco alcuni dei consigli che la master coach Marina Osnaghi ha stilato per scegliere con attenzione il socio in affari ideale, evitando spiacevoli rotture: da studi internazionali è emerso che il 70% delle startup fallisce a causa di incomprensioni interne e che il 45% dei soci sposati divorzia.

 

In un mondo lavorativo sempre più dominato dalla competizione, avere un'idea brillante non sempre equivale a una grande opportunità di business se non supportata dal giusto socio in affari. Basti pensare che alcune delle compagnie più famose al mondo sono nate da proficue partnership lavorative capaci di superare le avversità, visto che non sempre i rapporti societari tra "Il Gatto e la Volpe" sono idilliaci: Steve Jobs e Steve Wozniak hanno fondato Apple, Mike Krieger e Kevin Systrom hanno creato Instagram, Larry Page e Sergey Brin hanno portato alla luce  Google, William Procter e James Gamble hanno ideato l'omonima Procter & Gamble, mentre Bill Gates e Paul Allen hanno fondato Microsoft. Ma cosa accade quando a prevalere sono le incomprensioni tra soci? Secondo una ricerca americana pubblicata su Forbes, oltre il 70% delle giovani startup fallisce nel giro di 5 anni a causa di conflitti interni. Molte partnership si concludono infatti per una mancanza di valori condivisi che diventa a lungo andare una fonte crescente di attrito. E ancora, secondo un'indagine di Harvard Business Review, lo scontro tra personalità differenti è una delle cause principali che porta alla rottura di una partnership, seguita soltanto dalla mancanza di fiducia. Ma quali sono i consigli degli esperti per trovare il business partner ideale e iniziare un percorso duraturo? Bisogna possedere delle competenze complementari in modo da creare sinergie virtuose, impostare correttamente gli accordi della partnership sin dall'inizio per evitare beghe legali in futuro e comprendere in maniera onesta le dinamiche di ruolo.

 

"La partnership societaria può rappresentare una notevole forza propulsiva verso risultati di successo, ma al tempo stesso configurarsi come una gabbia da cui non si riesce a uscire facilmente.  Le ragioni di successo o insuccesso sono da ricercarsi sia nella dinamica che si crea fra i soci stessi, sia nelle caratteristiche individuali – spiega Marina Osnaghi, prima Master Certified Coach in Italia, che ha affiancato grandi imprenditori e professionisti nel raggiungimento dei propri obbiettivi – Per dinamica s'intende il tipo di relazione che si sviluppa tra le due parti, caratterizzata da ruoli ufficiali che vengono determinati anche dal tipo di comportamento. Molto spesso accade che una persona si sacrifica e l'altra si lamenta in continuazione, una rimane in silenzio e l'altra si sente incompresa. Per questo motivo è fondamentale impostare correttamente gli accordi commerciali sin dall'inizio, comunicare in maniera costante e, se necessario, avere la capacità di chiudere al momento giusto".

 

Ma non è tutto, perché le partnership lavorative tendono a diventare più ostiche e difficili da mantenere nel tempo se i soci in affari sono coinvolti in una relazione amorosa o addirittura legati da un vincolo matrimoniale. Basti pensare che secondo una ricerca americana pubblicata su Entrepreneur, il 45% delle coppie sposate che decide di instaurare una partnership lavorativa finisce poi per interrompere la propria relazione o addirittura divorziare. Dato che si amplifica anche nel mondo dello star system dove, nel corso degli anni, sono state numerose le coppie di celebrities americane ad aver iniziato un business assieme per poi mollare il colpo: Jay-Z e Beyoncé hanno lanciato nel 2014 Tidal, un servizio musicale in streaming che si prefiggeva lo scopo di rivoluzionare l'intero settore, salvo poi decidere di estromettersi, Demi Moore e Bruce Willis hanno fondato negli anni '90 Planet Hollywood, una catena di ristorazione ispirata al mondo glamour del cinema, decidendo poi di non investirci più, Debi Mazar e lo chef Gabriele Corcos hanno aperto nel 2015 un ristorante a Brooklyn chiamato Tuscan Gun Officine Alimentari, andato in bancarotta nel giro di 3 anni. 

 

"La situazione potrebbe complicarsi e degenerare soprattutto se si tratta di soci fondatori che prima di unire le forze sono amici, famigliari o addirittura coniugi. In questa dinamica professionale si inserisce inevitabilmente anche l'intero vissuto personale che rende complessa la partnership – prosegue la master coach Marina Osnaghi – Si potrebbero creare cortine di fraintendimento che possono dare vita a conflitti e dissapori, rallentamenti, fino ad arrivare a blocchi dell'efficacia decisionale. Per questo motivo non bisogna mai affidarsi alla semplice alchimia di coppia per decidere e gestire un grande affare. Anche la fiducia diventa un sentimento inaffidabile se i due soci non dimostrano gli stessi interessi organizzativi".

 

 

Ecco infine il decalogo di consigli della master coach per scegliere il socio in affari ideale:

 

  1. Condividere dei valori comuni è fondamentale per sentirsi rispecchiati in ciò che si fa e si vuole ottenere.
  2. Avere competenze complementari al fine di creare sinergie virtuose e potenziare i risultati del programma di business stabilito.
  3. Impostare correttamente gli accordi dal principio è il monito principale per generare una collaborazione trasparente sin da subito.
  4. Comprendere in maniera saggia le dinamiche di ruolo per gestire con attenzione le relazioni professionali e personali senza che l'una abbia effetti negativi sull'altra.
  5. Scambiarsi feedback sinceri permette di evitare i fraintendimenti che alimentano insoddisfazione e dissapori.
  6. Approfondire le reciproche visioni lavorative è il monito principale per portare insieme l'azienda al successo.
  7. Focalizzarsi sul contributo individuale permette ad ognuno di esprimersi al meglio nella partnership.
  8. Essere proattivi e generosi quanto basta consente ai soci in affari di garantire il giusto equilibrio tra dare e avere.
  9. Stabilire brevi periodi di reset lavorativi per mettere a punto le strategie in corso e confrontarsi sull'andamento generale della partnership.
  10. Dimostrare la capacità di chiudere al momento giusto: bisogna essere pronti a capire le evoluzioni naturali che portano alla fine di una specifica relazione o progetto.   


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martedì 30 luglio 2019

Al via i seminari informativi sui Ford Ranger dedicati al Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco

Al via i seminari informativi sui Ford Ranger dedicati al Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco


 

o  Ford Italia continua la consegna della fornitura al Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco degli esemplari di Ranger a doppia cabina, diesel con cambio automatico che saranno destinati agli interventi operativi che prevedono anche percorsi in off-road per raggiungere tempestivamente le aree territoriali geograficamente più complesse, saranno 250 entro la finde dell'anno

 

o  Al fine di formare il personale operativo dedicato agli automezzi, Ford Italia, ha presentato il seminario informativo sui Ranger dedicato agli Istruttori del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco per illustrare le principali caratteristiche del pick-up best seller dell'Ovale Blu, finalizzate al tipo di impiego richiesto e le tecniche di guida più appropriate per il miglior utilizzo

 

o  Il seminario, che si terrà presso la Scuola di Formazione Operativa Vigili del Fuoco a Montelibretti, (Roma), coinvolgerà per due settimane gli Istruttori in sessioni sia teoriche sia pratiche, direttamente sulla pista dedicata all'off-road

 

o  Il Ranger è da 4 anni, in Europa e in Italia, leader indiscusso del segmento dei pick-up, grazie alle sue doti di robustezza, versatilità e al carattere indomito, pronto ad affrontare ogni tipo di sfida, sia urbana sia in off-road  


Roma, 30 luglio 2019 - Ford Italia continua la consegna della fornitura al Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, iniziata con 100 unità nel 2018, degli esemplari di Ranger a doppia cabina, diesel con cambio automatico destinati agli interventi operativi che prevedono anche percorsi in off-road per raggiungere tempestivamente le aree territoriali geograficamente più complesse. Entro la fine del 2019 le unità in servzio saranno 250. 

 

Al fine di formare il personale operativo dedicato agli automezzi, Ford Italia, ha presentato il seminario informativo sui Ranger dedicato agli Istruttori del Corpo Nazionale dei Vigili  del Fuoco per illustrare le principali caratteristiche del pick-up best seller dell'Ovale Blu, finalizzate al tipo di impiego richiesto e le tecniche di guida più appropriate per il miglior utilizzo.

 

Il seminario, che si terrà presso la Scuola di Formazione Operativa Vigili del Fuoco a Montelibretti, (Roma), coinvolgerà per due settimane gli Istruttori in sessioni sia teoriche, sia pratiche, direttamente sulla pista dedicata all'off-road con l'obiettivo di fornire conoscenze e approfondimenti sulle tecnologie presenti a bordo del Ford Ranger. 

 

La cerimonia di presentazione del seminario informativo è avvenuta alla presenza dell'Ing. Fabrizio Faltoni Presidente e Amministratore Delegato di Ford Italia, dell'Ing. Marco Buraglio Direttore Veicoli Commerciali Ford Italia e dell'Ing. Guido Parisi, Direttore Centrale dell'Emergenza, dell'Ing. Emilio Occhiuzzi Direttore Centrale della Formazione e dell'Ing. Silvano Barberi, Direttore delle Risorse Logistiche e Strumentali insieme a dirigenti, funzionari e il personale operativo interessato al settore degli automezzi.

 

"Siamo orgogliosi di continuare il nostro rapporto con le Forze dell'Ordine e la Protezione Civile, che quotidianamente si occupano di salvaguardare la nostra incolumità di cittadini", ha dichiarato Fabrizio Faltoni, Presidente e Amministratore Delegato di Ford Italia. "Il nostro pick-up Ranger è a tutti gli effetti un vero membro del team, è importante che i Vigili del Fuoco ne possano conoscere e apprezzare tutte le tecnologie in modo da utilizzarne al meglio le incredibili potenzialità e comprenderne l'alto livello di affidabilità che lo contraddistingue".

 

I pick-up, modelli a doppia cabina XLT Limited, diesel con cambio automatico – sono stati sviluppati per essere in grado di adattarsi a ogni scenario di guida e realizzati ad hoc in accordo alle linee guida ministeriali per rispondere alle specifiche esigenze del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco: colore e livrea istituzionale, impianto di segnalazione visiva con fari a led blu, impianto di segnalazione acustica, impianto di comunicazione radio, sistema di scarrabilità ARISMov, gancio di traino e verricello anteriore.

 

Il Ranger è da 4 anni, leader indiscusso del segmento dei pick-up, grazie alle sue doti di robustezza, versatilità e al carattere indomito, pronto ad affrontare ogni tipo di sfida, sia urbana sia in off-road - presto disponibile anche nella versione Ford Performance Ranger Raptor. Nel 2018, in Europa, le vendite di Ranger hanno raggiunto le 51.500 unità, con una share del 28.9%. Successo europeo che continua anche nei primi 5 mesi del 2019, con 21.800 esemplari venduti e una share del 28.9%.

 

Anche in Italia, nel 2018, il Ford Ranger è stato il pick-up più apprezzato dai clienti con oltre 2.860 esemplari venduti e una share del 32%. Andamento molto positivo che continua anche nei primi 5 mesi del 2019 con oltre 1.200 esemplari venduti e una share in costante aumento che segna il 33%.

 

La flotta di pick-up Ranger è realizzata in collaborazione con A.R.I.S. (Applicazioni Rielaborazioni Impianti Speciali), azienda leader nel settore che opera nella progettazione, produzione, allestimento e manutenzione di veicoli ed equipaggiamenti speciali destinati al soccorso tecnico. A.R.I.S. rientra tra gli allestitori riconosciuti dal programma QVM (Qualified Vehicle Modifier) dell'Ovale Blu, nato per garantire il rispetto degli elevati standard di qualità Ford a livello europeo.



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venerdì 26 luglio 2019

ERSU- Diritto allo studio, il commissario straordinario dell’Ersu Palermo, Giuseppe Amodei, replica al rettore Fabrizio Micari sul tema del diritto allo studio universitario


 
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Diritto allo studio, il commissario straordinario dell'Ersu Palermo, Giuseppe Amodei, replica al rettore Fabrizio Micari sul tema del diritto allo studio universitario



"Comprendo che dopo il declassamento dell'Università degli Studi di Palermo - secondo quanto divulgato dal Censis - che lo escludono dalla categoria dei mega-atenei il rettore Fabrizio Micari annunci di voler aumentare il numero di immatricolazioni puntando sui nuovi corsi e sull'internazionalizzazione. Spiace, al contempo, avere la conferma di un rettore che appare poco interessato al dialogo con l'Ersu, come dimostra anche la sua personale assenza il giorno dell'inaugurazione del nuovo sistema di ristorazione il 30 ottobre scorso.
Stupisce anche che il rettore Fabrizio Micari abbia citato i dati della gestione commissariale dell'Ersu Palermo, forse non conoscendo che nel 2017, sotto regime presidenziale e con la benedizione di un altro governo regionale, sono state erogate 3.000 borse di studio, mentre nel 2018, con l'attuale regime commissariale, ne sono state erogate ben 6.000, ovvero il doppio, sempre che la matematica non sia diventata un'opinione.


Anche sulla politica degli alloggi registriamo una mancanza di coerenza nelle dichiarazioni rettoriali lette sulla stampa: da diversi mesi, aspettiamo che l'Università degli Studi produca la documentazione di certificazione di vulnerabilità sismica dell'Hotel Patria di loro proprietà che consentirebbe la creazione di 80 posti letto, ma a oggi non abbiamo avuto un concreto riscontro.
Inoltre, proprio sotto la gestione commissariale, tra il 2018 e il 2019 si è passati da tre mense universitarie presenti solo a Palermo a nove centri di ristorazione tra Palermo, Trapani, Agrigento e Caltanissetta.


Ci tengo, quindi, a sottolineare e a rassicurare il mondo accademico e gli studenti universitari - cui destiniamo il nostro quotidiano impegno - che il sottoscritto ha accettato l'onore e l'onere di reggere temporaneamente la governance dell'Ente, non per riempire una casella di sottogoverno come appare da quanto oggi dichiarato dal rettore, ma per amministrare con competenza e coscienza per garantire il diritto allo studio universitario."



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sabato 20 luglio 2019

Università, boom a livello mondiale di studenti di prima generazione: dagli esperti i consigli per aiutarli a laurearsi e combattere l'abbandono

UNIVERSITÀ, È BOOM DI STUDENTI DI PRIMA GENERAZIONE: DAGLI ESPERTI I CONSIGLI PER AIUTARLI A LAUREARSI E COMBATTERE L'ABBANDONO

Primi in famiglia ad intraprendere il percorso universitario, con la loro istruzione possono stimolare la crescita economica e dare alle università l'opportunità di provvedere a una nuova demografia crescente e vitale. Per supportarli nelle difficoltà del percorso accademico, gli esperti consigliano agli atenei d'investire nel tutoraggio, aumentando la consapevolezza sulle sfide da affrontare e promuovendo il networking.

 

L'espansione della classe media globale entro il 2020 comporterà un boom degli studenti universitari di prima generazione. Basti pensare che secondo l'Higher Policy Institute di Oxford soltanto in Cina se ne conteranno 37 milioni e in India 27 milioni, mentre in Italia secondo AlmaLaurea nel 2018 i laureati di prima generazione sono stati il 70,1% del totale, circa 196mila. Ma durante il percorso accademico questi studenti sono anche i più esposti a difficoltà economiche e sociali, come conferma una ricerca pubblicata sul Washington Post, secondo cui il 69% degli studenti di prima generazione esprime addirittura il desiderio di aiutare la propria famiglia, rispetto al 39% dei ragazzi i cui genitori hanno conseguito la laurea. Secondo uno studio pubblicato su Business Insider, negli USA negli ultimi 25 anni anche i costi universitari sono incrementati: le tasse delle università private sono aumentate del 587% e quelle delle pubbliche del 683%. Ma non è tutto, anche il costo dell'alloggio è aumentato del 60%, rappresentando una spesa onerosa per gli studenti che provengono da famiglie a basso reddito. Fattori che si ripercuotono sul percorso accademico: secondo una ricerca pubblicata da USA Today, soltanto l'11% degli studenti di prima generazione riesce a conseguire una laurea triennale entro i 24 anni. Per rispondere efficacemente a questo scenario, gli esperti consigliano alle università di offrire servizi di sostegno come l'onboarding e il tutoraggio, promuovere sessioni di formazione e seminari sulle sfide da affrontare e favorire il networking, al fine di costruire una potente rete sociale di supporto.

 

È quanto emerge da uno studio condotto da Sodexo con l'Institute for Quality of Life, consultabile gratuitamente a questo link e finalizzato a individuare i trend che stanno ridefinendo la qualità della vita nei campus. "Gli studenti di prima generazione hanno il potenziale per stimolare la crescita economica con la loro istruzione superiore, ma necessitano di essere supportati attraverso l'ascolto e la comprensione dei loro bisogni – afferma Franco Bruschi, Head of Schools & Universities Segment di Sodexo Italia, azienda leader mondiale nei servizi di Qualità della Vita – Si tratta di un supporto che può partire dalla ridefinizione di alcuni servizi, come l'offerta di ristorazione. È per questo motivo, che, grazie alla nostra esperienza con più di 700 college e università in tutto il mondo, abbiamo scelto di creare Eat, un'offerta food così eterogenea da soddisfare una molteplice varietà di gusti, migliorando concretamente la quotidianità nei campus attraverso un ristorante articolato su 8 isole tematiche. Ma non è tutto, perché i nostri servizi alberghieri, di conciergerie, accoglienza e reception, attivi ad esempio presso l'Università Bicocca di Milano, rappresentano una valida risposta in grado di porre attenzione agli studenti di prima generazione e dare un supporto concreto ai ragazzi italiani e stranieri".

 

L'importanza di un supporto morale nei confronti degli studenti di prima generazione è condivisa anche dalla dott.ssa Linda Banks-Santilli, preside associato del Boston University Wheelock College of Education and Human Development: "Gli studenti di prima generazione hanno bisogno di un'attenzione e di un sostegno mirati, a differenza di quelli i cui genitori hanno intrapreso e concluso il percorso accademico universitario. Necessitano di provare un senso di appartenenza verso l'università e sentire di meritare il loro posto al suo interno: in questo senso gli atenei possono offrire corsi obbligatori in diverse modalità e tempistiche per aiutarli a ridurre i tempi per il conseguimento della laurea e risparmiare denaro. Inoltre, fornire alternative meno dispendiose, espedienti o finanziamenti per i materiali didattici più costosi può anche compensare i costi da sostenere per l'istruzione". Pensiero condiviso dal dott. David Beard, professore associato della Facoltà di Comunicazione Retorica, Scientifica e Tecnica presso la University of Minnesota: "Ho vissuto sulla mia pelle le difficoltà dell'essere il primo della mia famiglia a frequentare l'università. Gli studenti di prima generazione affrontano il percorso accademico con il peso di numerose pressioni derivate da condizioni economiche, sociali e a volte anche barriere linguistiche. Uno scenario negativo che spinge la maggior parte di loro ad abbandonare l'università perché non si sentono accettati. Gli atenei e l'intero personale devono essere in prima linea per aiutarli nel miglior modo possibile attraverso servizi di tutoraggio e onboarding".

 

Nonostante gli ostacoli considerevoli, gli studenti di prima generazione apportano numerosi punti di forza all'esperienza universitaria: sono motivati, intraprendenti, riconoscenti all'assistenza e resilienti di fronte alle avversità. Basti pensare che secondo un sondaggio pubblicato da Psychology Today su 12mila studenti americani, l'87% ha dichiarato di sentirsi privilegiato di frequentare l'università e di essere disposti a tutto per laurearsi con successo. E la loro positività, se adeguatamente supportata, migliora l'intero circuito accademico. Pensiero condiviso dalla dott.ssa Amy Baldwin, direttore del Department of Students Transitions presso la University Central Arkansas: "Qualsiasi azione venga fatta a supporto degli studenti di prima generazione va a beneficio di tutti. Dopotutto, quanto più uno studente è preparato per gestire gli aiuti finanziari a sua disposizione, collaborare con i tutor, connettersi con i servizi di supporto e collaborare con i compagni di studio, tanto più è forte il corpo studentesco nella sua totalità. Il risultato è una reazione a catena che si propaga tra le generazioni".

 

 

Tra le varie azioni che possono essere intraprese dagli atenei per agevolare l'integrazione degli studenti di prima generazione gli esperti hanno individuato 4 ambiti su cui le università devono concentrarsi:

 

1)    OFFRIRE UN SUPPORTO BASATO SULL'AFFINITÀ

L'onboarding e il tutorato da persone che hanno avuto un'esperienza simile sono esempi di servizi di supporto che le università possono offrire per aiutare gli studenti di prima generazione nella transizione.

2)    AUMENTARE LA CONSAPEVOLEZZA

Prevedere sessioni di formazione e seminari per il corpo docenti per riconoscere le sfide che incontrano gli studenti di prima generazione, così come offrire alternative meno dispendiose e finanziamenti, può ridurre i tempi di conseguimento della laurea e permettere di risparmiare denaro.

3)    PROMUOVERE PROGRAMMI DI NETWORKING

Promuovere relazioni significative con altri studenti, personale e tutor può aiutare gli studenti di prima generazione a costruire una potente rete di supporto. Inoltre, usare i canali di comunicazione online può aiutare a preparare e iniziare gli studenti in arrivo.

4)    RENDERE ACCESSIBILI LE INFORMAZIONI

Personalizzare il sostegno alla qualità della vita per gli studenti di prima generazione può aiutare a rafforzare il senso di appartenenza.



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venerdì 19 luglio 2019

45 laureati della Provincia di Roma premiati per meriti

BCC di Roma: 45 laureati della Provincia di Roma premiati per meriti.

Nel 2019 BCC Roma ha erogato nella Provincia di Roma 18.750 euro, sotto forma di premi di laurea.

Si tratta del 20° anno consecutivo che la Banca organizza questi premi, a conferma dell'attenzione verso soci e famiglie. Oltre 1.300 i ragazzi premiati.

 

Roma, 18 luglio 2019 – Sono 45 i ragazzi laureati della Provincia di Roma che quest'anno hanno vinto i premi messi a disposizione della Banca di Credito Cooperativo di Roma.

Il premio viene dedicato ai figli dei soci della Banca che si sono contraddistinti nell'aver raggiunto il titolo di laurea con il massimo dei voti nell'anno precedente.

Quest'anno BCC Roma ha erogato nella Provincia di Roma 18.750 euro sotto forma di premi di laurea.

Si tratta del 20° anno consecutivo che la Banca organizza questo premio, nei territori dove è presente. Dalla sua istituzione sono stati premiati complessivamente oltre 1.300 giovani.

I ragazzi premiati quest'anno sono Chiara Iannarilli, Francesco Cavazza, Giorgia Zaccaro, Sara Chilese, Francesca Cardilli, Lorenzo Gatti, Sara Gomel, Virginia Maria Sabato, Lucia Monaco, David Morselli, Simone Di Cataldo, Valentina Mariani, Mattia Regoli, Elisa Carloni, Eulalia Scialanga, Jessica Forti, Giulia Ronconi, Claudia Frangipane, Francesco Mariano Picalarga, Ilaria Mammola, Emirena Sfregola, Damiano Patanè, Claudio Cirino, Roberto Magliocchetti, Francesca Giardini, Davide Giovanardi, Alessandra Pizziconi, Giorgio Zoccoli, Gianmarco Rasi, Giordana D'Agostini, Sara Condito, Giulia Napoli, Dario Orlacchio, Massimiliano Tieni di Roma; Veronica Aureli, Andrea e Silvia Di Sero di Santa Lucia di Fonte Nuova; Camilla Fornari di Cerveteri, Gabriele Basili di Vicovaro, Francesco Bellatreccia di Civitavecchia, Tania Cremonini, Sara Scarponi e Luca Mancini di Lido dei Pini, Francesco Lolli di Rignano Flaminio e Michele Chiaravalli di Canale Monterano.

"Con questo riconoscimento, la Banca vuole dimostrare la propria attenzione al merito, nei confronti dei figli dei soci che si sono particolarmente distinti durante il loro percorso universitario", ha dichiarato il Presidente di BCC Roma, Francesco Liberati.

"Riteniamo fondamentale valorizzare le capacità dei nostri ragazzi, stimolandoli all'impegno e alla massima dedizione allo studio. BCC Roma non solo premia gli studenti più capaci ma seleziona i giovani più meritevoli, per chiamarli a rafforzare e migliorare il proprio organico, arricchendo le competenze che abbiamo a disposizione, con vantaggi non solo per loro e per la Banca stessa ma anche per i nostri clienti", ha concluso Liberati.

 

 

La Banca di Credito Cooperativo di Roma è la prima banca di Credito Cooperativo in Italia. Fondata nel 1954 con il nome di Cassa Rurale ed Artigiana dell'Agro Romano, opera nel Lazio, nell'Abruzzo interno e in cinque provincie del Veneto con 190 agenzie e 20 tesorerie. I soci sono 34mila.

 

BCC Roma fa parte del Gruppo Bancario Iccrea, il più grande gruppo bancario cooperativo italiano con 142 Banche di Credito Cooperativo, dislocate su 1700 comuni in una rete di oltre 2600 sportelli, con più di 4 milioni di clienti, 750 mila soci, attivi per 153 miliardi di euro e fondi propri per 11 miliardi di euro. Il Gruppo si colloca in Italia al terzo posto per numero di sportelli ed al quarto per attivi.

 

In base alla classifica stilata da Mediobanca ad ottobre 2018, BCC di Roma si è classificata al primo posto tra le banche di Credito Cooperativo per totale attivo, impieghi, raccolta, patrimonio netto, utile netto, numero sportelli.

 

Negli ultimi dieci anni i volumi intermediati hanno mostrato una dinamica di crescita continua: la raccolta e gli impieghi sono aumentati rispettivamente dell'80% e del 128%.

 

Nel 2018 BCC Roma ha erogato 1,8 milioni di euro attraverso 24 Comitati Locali a favore di iniziative di beneficienza e sponsorizzazione sociale. Queste risorse sono state destinate ad interventi di carattere sociale, culturale, assistenziale, sportivo, di tutela dell'ambiente, con lo scopo di migliorare la qualità della vita dei cittadini delle comunità di riferimento.

 

La Banca nella sua attività si ispira ai principi fondanti della cooperazione, quali la mutualità e la solidarietà, che si concretizzano nell'orientamento al cliente e nel radicamento sul territorio di riferimento, contribuendo a promuovere il benessere delle comunità dove opera e il loro sviluppo economico e culturale attraverso un'attiva azione di responsabilità sociale.

venerdì 12 luglio 2019

Università, Accademie, Conservatori: Al Via Bando Di Concorso ERSU Per Borse Di Studio, Posti Letto E Ristorazione Gratuita Per L’anno Accademico 2019/2020 Sulla Base Della Direttiva Dell’assessore Re


 
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Università, Accademie, Conservatori: al via bando di concorso ERSU per borse di studio, posti letto e ristorazione gratuita per l'anno accademico 2019/2020 sulla base della direttiva dell'assessore regionale Roberto Lagalla

 

Palermo, 12 luglio 2019

In esecuzione della direttiva regionale dell'assessore regionale all'Istruzione Roberto Lagalla, il commissario straordinario dell'Ersu Palermo, Giuseppe Amodei, ha emanato il Bando di concorso per l'anno accademico 2019/2020 per l'attribuzione di borse di  studio e altri contributi e servizi (servizi abitativi, ristorazione, etc.) per il diritto allo studio universitario destinati: agli studenti universitari dell'Università degli Studi di Palermo e dell'Università Pubblica non statale LUMSA di Palermo; agli studenti delle Accademie di Belle Arti diPalermo, Kandinskij" di Trapani, "Abadir" di San Martino delle Scale, "Michelangelo" di Agrigento; agli studenti dei Conservatori di Musica "Bellini" di Palermo, "Scontrino" diTrapani, "Toscanini" di Ribera.

 

"Esprimo soddisfazione per il lavoro fatto con l'obiettivo di potere garantire, sempre più, agli studenti meritevoli e bisognosi il giusto sostegno in termini economici e di servizi – sottolinea il commissario straordinario Giuseppe Amodei – ed esprimo vivo apprezzamento per il lavoro svolto dalla dirigenza e dai lavoratori dell'Ersu Palermo che si sono impegnati nell'attuazione delle direttive emanate dall'assessore regionale all'Istruzione Roberto Lagalla che ha voluto uniformare i bandi di tutti gli Ersu siciliani al fine di offrire una migliore qualità e capillarità dei servizi e dei benefici".

 

Le borse di studio sono destinate agli studenti dei corsi di: laurea triennale, laurea magistrale a ciclo unico e laurea magistrale biennale (nuovo ordinamento); dottorato di ricerca purché non retribuiti; specializzazione (ad eccezione di quelli dell'area medica di cui al D.LG.S. 17 agosto 1999 n. 368) purché non retribuiti; dell'Alta Formazione Artistica e dell'Alta Formazione Musicale cui si accede con il possesso del titolo di diploma di scuola media superiore.

 

La domanda di concorso dovrà essere compilata online, entro le ore 14 di giorno 30 agosto 2019, secondo le modalità previste dal bando di concorso pubblicato sul sito www.ersupalermo.it 

 

I requisiti per potere partecipare al concorso sono di reddito (certificato dai CAF, centri di assistenza fiscali) non dovendo superare un ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) di euro 23.508,78 e un ISPE (Indicatore della Situazione Patrimoniale Equivalente) di euro 51.106,05. Per gli studenti frequentanti il secondo anno e successivi ci sono anche dei requisiti di merito minimo da possedere secondo apposite tabelle.

 

Ai fini dell'assegnazione della borsa di studio, del posto letto e dei pasti, gli studenti sono considerati, in relazione alla loro residenza e rispetto al polo didattico frequentato, come: studenti "in sede"; studenti "pendolari"; studenti "fuori sede". Per l'attribuzione dei benefici si tiene conto se il valore ISEE sia inferiore o uguale ai 2/3 del limite, oppure compreso fra i 2/3 ed il limite massimo. Le borse di studio variano, in base alla classificazione dello studente, da un minimo di 1.183,13 euro (+ pasti gratuiti in numero prestabilito) a un massimo di 5.231,58 euro (+ pasti gratuiti in numero prestabilito).

 

In ogni caso, a tutti gli studenti risultati idonei al concorso, sarà effettuato d'ufficio il rimborso della tassa regionale per il diritto allo studio di 140 euro pagata all'atto dell'iscrizione presso l'istituzione universitaria prescelta.

 

Nell'ambito dei contributi economici, oltre alle borse di studio  ordinarie, il bando di concorso prevede anche borse di studio  riservate a studenti: diversamente abili; stranieri provenienti da paesi extracomunitari; stranieri rifugiati politici, aventi diritto alla protezione internazionale; orfani di vittime del lavoro; stranieri figli di emigrati siciliani all'estero; orfani di vittime per motivi di mafia; vittime dell'usura e/o studenti figli di vittime dell'usura; residenti nelle isole minori ricadenti nel territorio della Regione Siciliana; orfani che dimostrino di essere ospiti o essere stati ospiti in una struttura di accoglienza, pubblica o privata.

 

Sono, inoltre, previsti altri specifici contributi: per la mobilità internazionale; per gli  studenti diversamente abili con invalidità pari o superiore al 66% o in condizioni di gravità di cui all'art.3 comma 3 della L. 104/92; per cause eccezionali.

 

Nel bando anche l'Integrazione della borsa di studio per studenti laureati in corso (premio di laurea).

 

I servizi messi a concorso sono, invece, di tipo residenziale e di ristorazione.

 

Sono complessivamente 757 (732 per la sede di Palermo e 25 per la sede di Caltanissetta) i posti letto destinati agli studenti fuori sede (rispetto al corso di laurea avente sede a Palermo e a Caltanissetta).

 

Il servizio di ristorazione sarà disponibile: a Palermo presso le residenze Santi Romano, San Saverio, Santissima Nunziata e Policlinico Universitario ( Ospedale Civico); ad Agrigento, Caltanissetta e Trapani presso apposite strutture convenzionate;  a Palermo, è prevista anche l'apertura del servizio di ristorazione presso le residenze Schiavuzzo, Casa del Goliardo, Biscottari.  Gli studenti, in base alla loro condizione, avranno diritto a un numero prestabilito di pasti.



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