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domenica 5 ottobre 2014

SCUOLA – Oggi la XX Giornata Mondiale degli Insegnanti




nlogoanief

 I numeri aggiornati sono dell'Istat, attraverso il rapporto annuale "Italia in cifre 2014": la maggior parte dei docenti lavora nelle superiori (204.242 su 126.056 classi) e nella primaria (201.226 su 146.403 classi). Alle medie ci sono 139.247 prof per 82.565 classi. La scuola d'infanzia, infine, si avvale di 81.352 maestri operanti in 72.793 classi. Il fabbisogno ufficiale di classi è però sottostimato: i 90mila alunni iscritti in più degli ultimi tre anni sono stati "spalmati" in quelle già esistenti. E nel frattempo sono spariti 150mila insegnanti.

 

Marcello Pacifico (Anief-Confedir): in Italia i dati ufficiali indicano un numero di alunni per docente irreale, perché si continua a non scorporare quelli di religione e di sostegno. E il riconoscimento sociale della professione rimane una chimera se si continuano a tenere le buste paga dei professionisti della formazione anche del 50% in meno rispetto ai colleghi dell'area Ocse. E che dire del turn over quasi bloccato, dell'età pensionabile portata a livelli massimi e delle donne-prof costrette a rimanere in cattedra fino a 67 anni?

 

Si svolge oggi la XX Giornata Mondiale degli Insegnanti: quest'anno in Italia, su indicazione della Campagna Globale per l'Educazione (CGE-IT), la celebrazione si soffermerà sulle "crisi di apprendimento", derivanti dal fatto che non sempre tutti i bambini hanno insegnanti preparati, motivati, in grado di identificare e supportare gli studenti più deboli e in numero sufficiente perché la carenza di insegnanti si traduce spesso in classi troppo numerose per garantire un apprendimento di qualità.

 

Secondo i dati forniti in queste ore dall'Istat, attraverso il rapporto annuale "Italia in cifre 2014", l'organico degli insegnanti italiani si compone in tutto di 626.067 unità. La maggior parte è in servizio nella scuola media superiore (in 204.242 su 126.056 classi) e nella primaria (201.226 suddivisi su 146.403 classi). Nelle scuole medie sono impegnanti 139.247 insegnanti per 82.565 classi. La scuola d'infanzia, infine, si avvale di 81.352 maestri operanti in 72.793 classi. Il fabbisogno ufficiale di classi è però sottostimato: basta dire che quest'anno in Italia si è registrato un incremento di circa 33.000 alunni, circa 90mila nell'ultimo triennio, ma ciò non è bastato per far incrementare l'organico dei docenti. Anziché creare 4mila nuove classi, si è fatto finta di nulla, "spalmando" gli iscritti in più nei raggruppamenti scolastici già esistenti, giustificando il tutto sempre con l'intoccabilità degli organici dei docenti. Che continua a rimanere orfana dei 200mila posti, di cui 150mila docenti, tagliati a partire dal 2008 con la fantomatica Legge 133.

 

SI LAVORA IN CLASSI NUMEROSE

Il risultato di questa politica è che si sono raggiunti casi limite di classi composte fino ad oltre 40 alunni, a volte anche con 4 alunni disabili e con lo Stato risultato inadempiente tre volte: realtà scolastiche da terzo mondo, sdoppiate alla fine dagli uffici scolastici del Miur ma solo ad anno scolastico iniziato e a seguito di denunce pubbliche e circostanziate. E non bisogna farsi ingannare dagli ultimi dati ufficiali, pubblicati sempre dall'Istat, che collocano la media nazionale di alunni per insegnante tra i 12,3 (scuola media) e i 14,6 (scuola dell'infanzia): se ci ritroviamo, seppure ormai di poco, ancora sotto la medie Ocse è solo per la folta presenza, tutta italiana, di insegnanti di sostegno (110mila, a fronte di oltre 220mila alunni con handicap pari a 2,5% del totale), e degli insegnanti di religione (30mila).

 

"Se si scorporassero queste due tipologie di docenti – spiega Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir – saremmo ora a commentare tutt'altri dati. Non a caso, solo poche settimane fa il primo rapporto internazionale sull'Efficienza della spesa per l'educazione, condotto da Peter Dolton, esperto mondiale di economia dell'educazione della London School of Economics, riportava che l'Italia potrebbe ottenere risultati Pisa ai livelli ragguardevoli della Finlandia, se riducesse il rapporto insegnante-allievo da 10,8 a 8,2 (-24,4%). Ma anche se si aumentasse la busta paga dei docenti dalla media attuale di 31.460 dollari a 34.760 dollari (+10,5%)".

 

STIPENDI SOTTO TRA IL 30% E il 50%

"Quella dell'esperto mondiale di economia dell'educazione – continua Pacifico – è stata una disanima sulla nostra istruzione a dir poco lucida: del resto, la qualità dell'istruzione è inversamente proporzionale al numero di alunni per classe. E anche la politica tutta italiana del far quadrare i bilanci dello Stato sulla pelle del personale si è reputata a dir poco fallimentare. Il recente rapporto 'Sguardo sull'educazione' dell'OCDE – Direzione dell'educazione e delle competenze, ha rilevato che i nostri insegnanti percepiscono quasi la metà dello stipendio di un collega tedesco, e rispetto alla media Ocde il 30% in meno".

 

"Ora, se passerà la riforma della scuola italiana, proposta con le linee guida pubblicate da alcuni giorni, i nostri docenti si ritroveranno senza aumenti stipendiali fino al 2018. Per il 34% di quelli di ruolo, reputati poco meritevoli, la condanna allo stipendio congelato - oltre 4 punti sotto l'inflazione e in media 8mila euro l'anno in meno degli altri Paesi - si allungherà addirittura fino al 2021. Tutto ciò, a fronte di un orario di insegnamento annuale pressappoco uguale: in Italia 770 ore nella primaria – OCSE 790; 630/709 nella secondaria di primo grado, 630/664 nella secondaria di secondo grado. Come si fa a parlare di riconoscimento sociale della professione in queste condizioni?", chiede Pacifico.

 

Tabella [1]

Stipendio

Italia

Ocde

Germania

Olanda

Inghilterra

Francia

Grecia

Materna

30.046

33.644

*

43.909

38.654

31.413

20.222

Elementare

30.046

36.324

52.417

43.909

38.654

31.163

20.222

Media

32.495

38.148

57.647

52.303

42.576

37.130

21.056

Superiore

34.506

41.482

62.793

52.303

42.576

40.675

21.056

 

[1] Fonte: Le Monde, 10 settembre 2014, p. 7 (elaborazione Dati Ocde).

 

SEMPRE PIÙ ANZIANI

Ma oltre ad essere di numero ridotto e sottopagati, i docenti italiani si contraddistinguono dagli altri per l'età sempre più alta: vengono mediamente assunti a titolo definitivo solo dopo i 40 anni – quest'anno sono state convocate per essere immesse in ruolo addirittura delle insegnanti ultrasessantenni -, ed oltre il 60% dei docenti di ruolo ha almeno 50 anni. Mentre appena lo 0,5% di docenti ha meno di 30 anni. Se non cambieranno le norme, il futuro che aspetta le nuove generazioni è fatto di insegnanti dai capelli prevalentemente bianchi.

 

A seguito della riforma pensionistica Monti-Fornero, i requisiti per la pensione di vecchiaia saranno infatti costantemente più alti: nel 2018 per entrambi i sessi serviranno, infatti, quasi 67 anni di età anagrafica. Una soglia impensabile meno di 20 anni fa, almeno per le donne, che nel 1995 potevano lasciare il lavoro anche a 55 anni di età. Già oggi, ad un anno e mezzo dall'entrata in vigore della nuova legge Monti-Fornero sulle pensioni gli effetti sono stati evidenti: quest'anno hanno lasciato il lavoro circa 11mila docenti e 4mila Ata. Mentre 12 mesi prima erano stati complessivamente 28mila. E nel 2007 oltre 35mila. Se non è un blocco del turn over, ci manca davvero poco.

 

 

8 SU 10 SONO DONNE

Nell'incrementare questa soglie a livelli massimi, il legislatore è apparso davvero poco lungimirante: non ha infatti minimamente considerato che l'insegnamento è ad alto rischio burnout, una condizione che deriva dall'alto logorio che la professione arreca su chi lo conduce per troppi anni consecutivi. Ma nemmeno che la donna dopo i 50 anni presenta spesso problemi fisiologici di salute ed è soggetta a patologie. E nella scuola l'81% dei docenti sono donne: già oggi, nel 2014, le norme per accedere all'assegno pensionistico hanno portato le lavoratrici statali a lasciare il servizio solo, sempre se in possesso dei versamenti necessari, solo a 63 anni e 9 mesi. Mentre per quelle che non posseggono il requisito dell'età anagrafica, l'anzianità contributiva è diventato di 41 anni e 6 mesi (per gli uomini un anno in più).

 

Nei prossimi anni, a seguito dell'inserimento nei nuovi calcoli introdotti dalla riforma Monti-Fornero, anche i requisiti per la pensione di vecchiaia saranno sempre più alti, fino a che alle donne si richiederanno gli stessi requisiti degli uomini: nel 2018 per entrambi i sessi serviranno, infatti, quasi 67 anni (66,7). Basta dire che 20 anni, prima della riforma Amato, le donne potevano andare via anche a 55 anni. Le prospettive della riforma in atto sono, tra l'altro, terrificanti: nel 2050 si potrà lasciare il lavoro nel pubblico solamente a 69,9 anni. E per le pensioni di anzianità non andrà meglio: se nel 2016 alle donne verranno chiesti 41 e dieci mesi di contributi versati, nel 2050 gli anni diventeranno addirittura 45 (46 per gli uomini).

 

Per approfondimenti:

 

Gli stipendi dei prof italiani al palo, ma non quelli dei colleghi europei

 

 

5 ottobre 2014                                                                                             

sabato 4 ottobre 2014

SCUOLA – Domani la XX Giornata Mondiale degli Insegnanti: in Italia in 626.067 lavorano in classi numerose



nlogoanief


I numeri aggiornati sono dell'Istat, attraverso il rapporto annuale "Italia in cifre 2014": la maggior parte dei docenti lavora nelle superiori (204.242 su 126.056 classi) e nella primaria (201.226 su 146.403 classi). Alle medie ci sono 139.247 prof per 82.565 classi. La scuola d'infanzia, infine, si avvale di 81.352 maestri operanti in 72.793 classi. Il fabbisogno ufficiale di classi è però sottostimato: i 90mila alunni iscritti in più degli ultimi tre anni sono stati "spalmati" in quelle già esistenti. E nel frattempo sono spariti 150mila insegnanti.

 

Marcello Pacifico (Anief-Confedir): in Italia i dati ufficiali indicano un numero di alunni per docente irreale, perché si continua a non scorporare quelli di religione e di sostegno. E il riconoscimento sociale della professione rimane una chimera se si continuano a tenere le buste paga dei professionisti della formazione anche del 50% in meno rispetto ai colleghi dell'area Ocse. E che dire del turn over quasi bloccato, dell'età pensionabile portata a livelli massimi e delle donne-prof costrette a rimanere in cattedra fino a 67 anni?

 

Domani si svolge la XX Giornata Mondiale degli Insegnanti: quest'anno in Italia, su indicazione della Campagna Globale per l'Educazione (CGE-IT), la celebrazione si soffermerà sulle "crisi di apprendimento", derivanti dal fatto che non sempre tutti i bambini hanno insegnanti preparati, motivati, in grado di identificare e supportare gli studenti più deboli e in numero sufficiente perché la carenza di insegnanti si traduce spesso in classi troppo numerose per garantire un apprendimento di qualità.

 

Secondo i dati forniti in queste ore dall'Istat, attraverso il rapporto annuale "Italia in cifre 2014", l'organico degli insegnanti italiani si compone in tutto di 626.067 unità. La maggior parte è in servizio nella scuola media superiore (in 204.242 su 126.056 classi) e nella primaria (201.226 suddivisi su 146.403 classi). Nelle scuole medie sono impegnanti 139.247 insegnanti per 82.565 classi. La scuola d'infanzia, infine, si avvale di 81.352 maestri operanti in 72.793 classi. Il fabbisogno ufficiale di classi è però sottostimato: basta dire che quest'anno in Italia si è registrato un incremento di circa 33.000 alunni, circa 90mila nell'ultimo triennio, ma ciò non è bastato per far incrementare l'organico dei docenti. Anziché creare 4mila nuove classi, si è fatto finta di nulla, "spalmando" gli iscritti in più nei raggruppamenti scolastici già esistenti, giustificando il tutto sempre con l'intoccabilità degli organici dei docenti. Che continua a rimanere orfana dei 200mila posti, di cui 150mila docenti, tagliati a partire dal 2008 con la fantomatica Legge 133.

 

SI LAVORA IN CLASSI NUMEROSE

Il risultato di questa politica è che si sono raggiunti casi limite di classi composte fino ad oltre 40 alunni, a volte anche con 4 alunni disabili e con lo Stato risultato inadempiente tre volte: realtà scolastiche da terzo mondo, sdoppiate alla fine dagli uffici scolastici del Miur ma solo ad anno scolastico iniziato e a seguito di denunce pubbliche e circostanziate. E non bisogna farsi ingannare dagli ultimi dati ufficiali, pubblicati sempre dall'Istat, che collocano la media nazionale di alunni per insegnante tra i 12,3 (scuola media) e i 14,6 (scuola dell'infanzia): se ci ritroviamo, seppure ormai di poco, ancora sotto la medie Ocse è solo per la folta presenza, tutta italiana, di insegnanti di sostegno (110mila, a fronte di oltre 220mila alunni con handicap pari a 2,5% del totale), e degli insegnanti di religione (30mila).

 

"Se si scorporassero queste due tipologie di docenti – spiega Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir – saremmo ora a commentare tutt'altri dati. Non a caso, solo poche settimane fa il primo rapporto internazionale sull'Efficienza della spesa per l'educazione, condotto da Peter Dolton, esperto mondiale di economia dell'educazione della London School of Economics, riportava che l'Italia potrebbe ottenere risultati Pisa ai livelli ragguardevoli della Finlandia, se riducesse il rapporto insegnante-allievo da 10,8 a 8,2 (-24,4%). Ma anche se si aumentasse la busta paga dei docenti dalla media attuale di 31.460 dollari a 34.760 dollari (+10,5%)".

 

STIPENDI SOTTO TRA IL 30% E il 50%

"Quella dell'esperto mondiale di economia dell'educazione – continua Pacifico – è stata una disanima sulla nostra istruzione a dir poco lucida: del resto, la qualità dell'istruzione è inversamente proporzionale al numero di alunni per classe. E anche la politica tutta italiana del far quadrare i bilanci dello Stato sulla pelle del personale si è reputata a dir poco fallimentare. Il recente rapporto 'Sguardo sull'educazione' dell'OCDE – Direzione dell'educazione e delle competenze, ha rilevato che i nostri insegnanti percepiscono quasi la metà dello stipendio di un collega tedesco, e rispetto alla media Ocde il 30% in meno".

 

"Ora, se passerà la riforma della scuola italiana, proposta con le linee guida pubblicate da alcuni giorni, i nostri docenti si ritroveranno senza aumenti stipendiali fino al 2018. Per il 34% di quelli di ruolo, reputati poco meritevoli, la condanna allo stipendio congelato - oltre 4 punti sotto l'inflazione e in media 8mila euro l'anno in meno degli altri Paesi - si allungherà addirittura fino al 2021. Tutto ciò, a fronte di un orario di insegnamento annuale pressappoco uguale: in Italia 770 ore nella primaria – OCSE 790; 630/709 nella secondaria di primo grado, 630/664 nella secondaria di secondo grado. Come si fa a parlare di riconoscimento sociale della professione in queste condizioni?", chiede Pacifico.

 

Tabella [1]

Stipendio

Italia

Ocde

Germania

Olanda

Inghilterra

Francia

Grecia

Materna

30.046

33.644

*

43.909

38.654

31.413

20.222

Elementare

30.046

36.324

52.417

43.909

38.654

31.163

20.222

Media

32.495

38.148

57.647

52.303

42.576

37.130

21.056

Superiore

34.506

41.482

62.793

52.303

42.576

40.675

21.056

 

[1] Fonte: Le Monde, 10 settembre 2014, p. 7 (elaborazione Dati Ocde).

 

SEMPRE PIÙ ANZIANI

Ma oltre ad essere di numero ridotto e sottopagati, i docenti italiani si contraddistinguono dagli altri per l'età sempre più alta: vengono mediamente assunti a titolo definitivo solo dopo i 40 anni – quest'anno sono state convocate per essere immesse in ruolo addirittura delle insegnanti ultrasessantenni -, ed oltre il 60% dei docenti di ruolo ha almeno 50 anni. Mentre appena lo 0,5% di docenti ha meno di 30 anni. Se non cambieranno le norme, il futuro che aspetta le nuove generazioni è fatto di insegnanti dai capelli prevalentemente bianchi.

 

A seguito della riforma pensionistica Monti-Fornero, i requisiti per la pensione di vecchiaia saranno infatti costantemente più alti: nel 2018 per entrambi i sessi serviranno, infatti, quasi 67 anni di età anagrafica. Una soglia impensabile meno di 20 anni fa, almeno per le donne, che nel 1995 potevano lasciare il lavoro anche a 55 anni di età. Già oggi, ad un anno e mezzo dall'entrata in vigore della nuova legge Monti-Fornero sulle pensioni gli effetti sono stati evidenti: quest'anno hanno lasciato il lavoro circa 11mila docenti e 4mila Ata. Mentre 12 mesi prima erano stati complessivamente 28mila. E nel 2007 oltre 35mila. Se non è un blocco del turn over, ci manca davvero poco.

 

 

8 SU 10 SONO DONNE

Nell'incrementare questa soglie a livelli massimi, il legislatore è apparso davvero poco lungimirante: non ha infatti minimamente considerato che l'insegnamento è ad alto rischio burnout, una condizione che deriva dall'alto logorio che la professione arreca su chi lo conduce per troppi anni consecutivi. Ma nemmeno che la donna dopo i 50 anni presenta spesso problemi fisiologici di salute ed è soggetta a patologie. E nella scuola l'81% dei docenti sono donne: già oggi, nel 2014, le norme per accedere all'assegno pensionistico hanno portato le lavoratrici statali a lasciare il servizio solo, sempre se in possesso dei versamenti necessari, solo a 63 anni e 9 mesi. Mentre per quelle che non posseggono il requisito dell'età anagrafica, l'anzianità contributiva è diventato di 41 anni e 6 mesi (per gli uomini un anno in più).

 

Nei prossimi anni, a seguito dell'inserimento nei nuovi calcoli introdotti dalla riforma Monti-Fornero, anche i requisiti per la pensione di vecchiaia saranno sempre più alti, fino a che alle donne si richiederanno gli stessi requisiti degli uomini: nel 2018 per entrambi i sessi serviranno, infatti, quasi 67 anni (66,7). Basta dire che 20 anni, prima della riforma Amato, le donne potevano andare via anche a 55 anni. Le prospettive della riforma in atto sono, tra l'altro, terrificanti: nel 2050 si potrà lasciare il lavoro nel pubblico solamente a 69,9 anni. E per le pensioni di anzianità non andrà meglio: se nel 2016 alle donne verranno chiesti 41 e dieci mesi di contributi versati, nel 2050 gli anni diventeranno addirittura 45 (46 per gli uomini).

 

Per approfondimenti:

 

Gli stipendi dei prof italiani al palo, ma non quelli dei colleghi europei

 

venerdì 3 ottobre 2014

SCUOLA – Nelle graduatorie 155mila docenti iper-qualificati: c’è chi ha anche 13 abilitazioni



nlogoanief

 Due supplenti su tre inseriti nelle GaE hanno almeno due abilitazioni: 18.285 ne detengono quattro, 10.315 supplenti ne hanno 5 e 2.830 addirittura 6 titoli per insegnare in altrettante discipline.

 

Marcello Pacifico (Anief-Confedir): è la prova vivente che i nostri insegnanti pur essendo ampiamente preparati e avendo dimostrato di essere dei professionisti, con tanti anni di formazione universitaria e tirocini nelle scuole alle spalle, non meritano di essere messi continuamente alla prova. Né di percepire stipendi ridicoli, senza più scatti e con gli aumenti riservati.

 

Sono 155.217 i docenti precari di lungo corso iscritti nelle graduatorie ad esaurimento. Molti di loro vantano un'altissima preparazione, con un numero impressionante di abilitazioni acquisite: 2 supplenti su 3 hanno, oltre al titolo di studio richiesto, almeno diplomi abilitanti conseguiti quasi sempre presso le nostre università statali. A fornire i dati aggiornati è il sito internet specializzato "voglioilruolo.it", in collaborazione con la testata giornalistica "Orizzonte Scuola".

 

Tra i tanti aspiranti ad essere immessi in ruolo, 14.605 docenti hanno conseguito tre abilitazioni all'insegnamento, 18.285 ne detengono quattro, 10.315 ne hanno portate a casa 5 e 2.830 ben 6. Il dato che deve far riflettere è che vi sono 28 docenti precari con 10 abilitazioni, altri 16 ne hanno acquisite 11 e 3 precari ne hanno addirittura 12. Ma il record nazionale è quello di un supplente che vanta addirittura 13 abilitazioni: significa avere la licenza piena di insegnare in altrettante discipline della scuola pubblica.

 

Dallo studio nazionale emerge che sono le classi di concorso delle scuole superiori a detenere il maggior numero di iscritti nelle circa 100 graduatorie provinciali sparse per la Penisola, con il 34% di prof precari presenti nel settore del secondo grado. Seguono, distanziati, i candidati all'insegnamento nelle scuole dell'infanzia, con il 23%, nella scuola primaria (22%) e nelle scuole medie (19%). Il fanalino di coda, tra i generi di docenti precari, è costituito dagli aspiranti educatori, che operano principalmente nei convitti, i quali vanno a costituire appena il 2% di presenze nelle cosiddette GaE.

 

"Di fronte a questi numeri non si può rimanere indifferenti – commenta Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir – perché rappresentano la prova vivente che i nostri insegnanti sono ampiamente preparati e non debbono essere continuamente essere messi alla prova. Un docente in possesso dei titoli di studi appropriati, pluri-abilitato, sempre più spesso pure specializzato all'insegnamento degli alunni disabili, peraltro a proprie spese, con ogni corso abilitante o di specializzazione il cui costo varia tra i 3 e i 4mila euro a partecipante, rappresenta una garanzia che pochi altri dipendenti pubblici possono vantare".

 

Eppure la strada che il Governo vuole intraprendere, attraverso il progetto "La Buona Scuola", è quella della verifica permanente delle loro performance dietro la cattedra, attraverso prove di valutazione e verifiche finalizzate ad individuare i più meritevoli. Con il 34% di docenti di ogni scuola, oggi sottopagati e con la carriera da supplenti bloccata, destinato a rimanere con lo stipendio congelato e senza più scatti. Come se oggi il loro stipendio non fosse già collocato tra i 4 e i 5 punti sotto l'inflazione e circa 8mila euro in meno l'anno rispetto ai colleghi dell'area Ocde. Con una busta paga, quindi, destinata a perdere sempre più terreno rispetto al costo della vita.

 

"Il paradosso è che a questi docenti attualmente presenti nelle GaE – continua Pacifico – ne vanno aggiunti quasi altrettanti: sono i circa 100-150mila che negli ultimi anni si sono abilitati principalmente attraverso i Tfa, i Pas, le scuole di scienze della formazione primaria. Anche se non figura, c'è questo secondo 'plotone' che spinge per l'assunzione e a pieno titolo, visto che hanno vissuto un percorso di formazione universitario parallelo".

  

L'Anief ricorda, infine, che tutti questi docenti precari sarebbero stati assunti da tempo nei ruoli dello Stato, se non fossero state tagliate 200mila cattedre a partire dal 2009, per effetto delle norme conseguenti alla Legge 133/08. E che a mantenerli in questo stato di supplentite permanente, come direbbe il premier Renzi, ha collaborato non poco la riforma pensionistica Monti-Fornero, che ha portato in avanti l'età pensionabile di diversi anni; con la prospettiva, nemmeno troppo lontana, perché si tratta del 2018, di poter lasciare il servizio non prima dei 67 anni.

 

3 ottobre 2014                          

Studenti in laboratorio con ABB a BergamoScienza 2014

Studenti in laboratorio con ABB a BergamoScienza 2014 per "toccare con mano" l'innovazione tecnologica

 

Le iniziative di ABB per le scuole nell'ambito del celebre festival di divulgazione scientifica.

Sesto San Giovanni (Milano), 3 ottobre 2014 - ABB, Gruppo leader nelle tecnologie per l'energia e l'automazione, partecipa alla XII edizione di BergamoScienza, la rassegna di divulgazione scientifica che dal 2002 avvicina con successo il grande pubblico alla scienza e che lo scorso anno ha registrato ben 147.351 presenze.

Dall'inaugurazione del 3 ottobre, con il direttore del Corriere della Sera Ferruccio de Bortoli, al 19 ottobre, a Bergamo e nei comuni della provincia bergamasca, è previsto un fitto programma di conferenze, laboratori, mostre, spettacoli, concerti che si snodano attraverso i percorsi di molteplici discipline, dalla medicina e genetica alla fisica e astrofisica, dall'ingegneria e robotica all'archeologia.

Più di centosettanta eventi con scienziati, ricercatori ed esperti di fama internazionale e i premi Nobel Sydney Brenner (Medicina, 2002) e Michael S. Brown (Medicina, 1985). Fil rouge della manifestazione il mare e l'uso corretto delle risorse marine, con una mostra interattiva allestita al convento di San Francesco a Bergamo.

L'esperienza proposta da ABB nella cornice di BergamoScienza 2014 si rivolge agli studenti degli istituti secondari e universitari, nel solco delle iniziative di formazione e informazione tecnica per il mondo scolastico; l'azienda conduce attività di collaborazione con i principali atenei italiani, sostiene numerosi progetti di Ricerca e Sviluppo, finanzia borse di studio e organizza eventi per gli studenti in tutto il territorio nazionale. Ultima iniziativa in ordine di tempo, la recente adesione alla costituzione di un ITS (Istituto Tecnico Superiore) finalizzato alla formazione di giovani diplomati per la specializzazione nel campo della Meccatronica. Nel prossimo biennio, l'Istituto formerà 50 tecnici altamente qualificati realizzando 1.000 ore di formazione in aula presso le scuole aderenti alternati a stage nelle aziende.

Sei gli incontri di ABB a BergamoScienza 2014, organizzati nelle sedi di Bergamo e Dalmine.

Il 4 e il 10 ottobre "Compatibilità elettromagnetica: questa sconosciuta", visita al laboratorio di compatibilità elettromagnetica di Dalmine, con l'utilizzo della strumentazione per l'esecuzione di prove sulle apparecchiature di media e bassa tensione.

L'8 e il 17 ottobre "Smart Grids: le reti del futuro", visita al laboratorio Smart Grids di Dalmine, in cui i partecipanti potranno assistere a simulazioni del comportamento delle reti elettriche con l'utilizzo di apparecchiature reali.

L'11 e il 18 ottobre "A cosa servono 2 miliardi di Watt?", percorso guidato nella Sala Prove ABB di Bergamo, utilizzata per la ricerca, lo sviluppo e le prove su apparecchiature di bassa e media tensione, con la riproduzione di un guasto reale di elevatissima potenza e il suo effetto su un interruttore di bassa tensione.

"Con la partecipazione a BergamoScienza 2014, dopo l'esperienza positiva dello scorso anno, ABB vuole condividere le competenze e la passione dei suoi esperti con i professionisti di domani e testimoniare la propria presenza e attività sul territorio, in continuità con la recente inaugurazione della nuova sede di Bergamo e con i due eventi organizzati a fine settembre a Dalmine per gli studenti universitari ("Electrical Engineer Day") e degli istituti tecnici ("ITIS Day")", commenta Alessandro Palin, responsabile della divisione Low Voltage Products di ABB Italia.

Tutte le iniziative di BergamoScienza 2014 sono gratuite e aperte al pubblico. Per verificare le disponibilità e registrarsi: www.bergamoscienza.it; dialogo e aggiornamenti continuativi su Facebook e Twitter.

 

ABB (www.abb.it) è leader nelle tecnologie per l'energia e l'automazione che consentono alle utility, alle industrie e ai clienti dei settori dei trasporti e delle infrastrutture di migliorare le loro performance riducendo al contempo l'impatto ambientale. Le società del Gruppo ABB operano in oltre 100 Paesi e impiegano circa 145.000 dipendenti.

giovedì 2 ottobre 2014

SCUOLA di DISEGNO & PITTURA


Satura art gallery

SATURA Art Gallery
Piazza Stella 5/1 16123, Genova Italy

 

SCUOLA di DISEGNO & PITTURA

ISCRIZIONI IN CORSO

 

Docente: Lorenzo Castello

SATURA Associazione Culturale

 

Nell'ambito delle sue molteplici attività l'Associazione Culturale SATURA, organizza dei corsi di Disegno & Pittura, presso la sua sede di Palazzo Stella.

 

Il corso tratterà la prospettiva, il paesaggio, le nature morte, la figura umana, il ritratto e il nudo con particolare attenzione alle diverse abilità e preferenze dei singoli allievi.

 

Le lezioni saranno tenute tutti i Giovedì, ma in funzione degli iscritti, potranno essere valutate altre sessioni orarie.

 

Costo: la partecipazione al corso base è gratuita; sarà dovuta solo la quota di associazione a Satura.

 

Il Docente: Lorenzo Castello genovese di nascita, lavora dal 1983 fra Genova, Londra e Parigi. Pittore ritrattista di chiara fama, è ricordato per i molti personaggi che hanno deciso di affidare la propria immagine alle sue tele: da Sua Altezza Reale la Principessa Anna d'Inghilterra, a Lord Charles Forte, da Sir Eddie George, ex-Governatore della Banca d'Inghilterra, a Sir Denis Mahon, storico d'arte. Tutte le sue figure ci trasmettono la sua interpretazione di un mondo di magico realismo. Prestigiosi musei hanno accolto le sue opere: fra questi la National Portrait Gallery di Londra, la National Gallery di Dublino, il Museo Villa Tempra a La Valletta (Malta), il Museo Nazionale del Cairo. A Genova ha realizzato la pala d'altare della chiesa di san marco al molo.

Co-fondatore del gruppo Escape in Art, creatore di loghi, manifesti, locandine, è nel ritratto a carboncino e nella pittura ad olio che la sua abilità artistica trova massima espressione.

Per informazioni ed iscrizioni telefonare ai numeri 010 2468284 o 338 2916243 / 366 5928175 negli orari di segreteria, dal martedì al venerdì dalle ore 9:30 alle 12:30 e dalle 15:30 alle 19:00 e il sabato dalle ore 15:30 alle 19:00, o scrivere a info@satura.it

 

Posti Limitati: è gradita la preiscrizione.

 


DRONI: L'UNIVERSITA' ROMA TRE ASSEGNA LA PRIMA BORSA DI STUDIO


 

 

                                                                                                                                      

 

 


DRONI: L'UNIVERSITA' ROMA TRE ASSEGNA LA PRIMA BORSA DI STUDIO

COLLABORAZIONE DEL DIPARTIMENTO DI INGEGNERIA CON "ROMA DRONE"

 

Assegnata la prima borsa di studio sui droni in Italia. L'originale iniziativa sui cosiddetti "UAV – Unmanned Aerial Vehicle" (meglio noti in Italia come APR, Aeromobili a Pilotaggio Remoto, o semplicemente droni) è stata promossa dal Dipartimento di Ingegneria dell'Università Roma Tre. Lo studente vincitore si chiama Marco di Russo, ha 24 anni, è originario di Roma e ha frequentato il secondo anno della Laurea Magistrale in Ingegneria Aeronautica presso l'Ateneo romano. Questa prima borsa di studio era stata annunciata nel maggio scorso nell'ambito di un finanziamento da parte di Mediarkè srl, società organizzatrice di "Roma Drone Expo&Show" e di "Roma Drone Conference", i due grandi eventi per specialisti e appassionati di queste nuove macchine volanti telecomandate.

 

Grazie a questa Borsa di studio, lo studente vincitore approfondirà la formazione nel settore delle nuove tecnologie relative allo sviluppo e all'uso degli UAV, per quanto riguarda soprattutto la dinamica e l'aerodinamica del volo di mezzi aeromobili a pilotaggio remoto ad ala fissa e rotante. Inoltre, potrà partecipare gratuitamente alle 7 conferenze previste dal ciclo "Roma Drone Conference", che si svolgeranno a Roma dal prossimo 8 ottobre all'aprile del 2015. Vi interverranno i massimi esperti del settore. Diversi i temi che saranno affrontati: dal drone journalism alle assicurazioni e alla sicurezza del volo, dal Regolamento ENAC alle applicazioni per l'agricoltura di precisione, dalle esigenze delle Forze Armate e delle forze di polizia a quelle per il telerilevamento, il monitoraggio dell'ambiente, la salvaguardia dei beni culturali e la ricerca scientifica.

 

"Questa iniziativa è per noi motivo di soddisfazione, a conferma della nostra tradizione di apertura e collaborazione con il mondo produttivo, che ci permette di svolgere tante attività di ricerca anche applicata e di offrire ai nostri studenti tante opportunità", ha commentato il prof. Paolo Atzeni, direttore del Dipartimento di Ingegneria dell'Università Roma Tre. "Ringrazio il presidente di Roma Drone, Luciano Castro, che ha promosso l'iniziativa, e il prof. Roberto Camussi che ha coordinato la nostra partecipazione. Auspico che questa collaborazione possa continuare".

 

Roma, 2 ottobre 2014



Milano, dal 6 ott ogni lunedì: corso gratuito per prendersi cura del malato di Alzheimer


Milano, tutti i lunedì di ottobre: corso gratuito per operatori

 

Prendersi cura del malato di Alzheimer:

una proposta di best practice

 

Lunedì 6 ottobre, dalle ore 17 alle ore 19, presso la Basilica di Sant'Ambrogio (piazza Sant'Ambrogio 15, Sala S. Ambrogio), si terrà l'incontro, a ingresso libero e gratuito, dal titolo "Il ruolo del terapista occupazionale e il family Centered Care Model", condotto da Bianca Petrucci, terapista occupazionale e docente presso l'Università degli Studi di Milano.

L'appuntamento si inserisce all'interno del ciclo di incontri, organizzato dall'Associazione Alzheimer Milano, e consente agli operatori di approfondire i recenti sviluppi degli approcci e delle strategie relazionali grazie all'intervento di figure professionali esperte nel settore.

Il lunedì successivo, 13 ottobre, sarà la volta di Simona Abbondanza, neuropsicologa e psicoterapeuta della Fondazione Golgi Cenci di Abbiategrasso, che parlerà di "Metodi di stimolazione cognitiva rivolti a persone con deficit cognitivo".

L'intervento "Educare: dal lavoro educativo con il malato di Alzheimer all'integrazione delle dimensioni di cura" si terrà lunedì 20 ottobre con Manuela Grimoldi, educatrice dell'ASP Golgi Redaelli e dell'Istituto geriatrico P. Redaelli di Vimodrone.

Chiuderà il ciclo di incontri Mariarosaria Liscio, psicologa e psicoterapeuta della Federazione Alzheimer Italia, con l'incontro "La relazione con il malato di Alzheimer e aspetti psicologici del caregiver".

 

www.alzheimer.it

www.facebook.com/alzheimer.it

https://twitter.com/alzheimeritalia

 

 


Scuole sicure all'Istituto Natta di Bergamo con la Rai DIRETTA TV 3 OTTOBRE

Scuole sicure all'Istituto Superiore Natta di Bergamo con la Rai

Venerdì 3 ottobre alle 7.30 diretta Tv sul canale TGR Buongiorno Regione

 

Venerdì 3 ottobre 2014 dalle 7.30 diretta Tv sul canale TGR Buongiorno Regione. Le telecamere della Rai saranno presenti all'Istituto Superiore Natta di Bergamo, in via Europa 15, nell'ambito della nuova campagna di informazione della testata giornalistica regionale della Rai. In primo piano stato delle strutture, vivibilità, sicurezza degli ambienti per lo studio, benessere e prevenzione della salute degli studenti.


Alla diretta Tv è prevista la presenza di Patrizia Graziani, dirigente dell'Ufficio Scolastico Territoriale di Bergamo; Maura Mazzola, psicologa Asl Bergamo; Maria Amodeo, dirigente scolastico Istituto Natta di Bergamo; Giorgio Cortesi, docente referente del Natta per attività di prevenzione; gli studenti rappresentanti in Consiglio di Istituto Giacomo Donati e Stefania Carissimi; Alessia Teli della Consulta Provinciale Studentesca di Bergamo.


Siti di riferimento:

http://www.istruzione.lombardia.gov.it/bergamo

http://www.nattabg.gov.it  

http://www.consultastudenti.bg.it

La formazione professionale nel campo dell'efficienza energetica: progetto europeo BRICKS



La formazione professionale nel campo dell'efficienza energetica
Ai nastri di partenza il progetto europeo BRICKS, coordinato dall'ENEA

Per ottenere entro il 2020 un parco edilizio ad "energia quasi zero" è necessario realizzare  un sistema di formazione nazionale per migliorare le conoscenze, le abilità e le competenze dei lavoratori impegnati nella riqualificazione energetica degli edifici e nell'utilizzo  delle fonti rinnovabili di energia. E' questo l'obiettivo del progetto europeo BRICKS (Building Refurbishment with Increased Competences, Knowledge and Skills), che vede l'ENEA nel ruolo di coordinatore.
Il progetto, al quale partecipano 15 organismi nazionali,  è stato presentato oggi presso la sede della Regione Lazio che, insieme ad altre 13 regioni, ad alcune province e altri soggetti in rappresentanza di lavoratori e  imprese, hanno aderito al progetto come partner associati. 
Il progetto mira sia a mettere a punto nuovi percorsi formativi che ad armonizzare quelli già sviluppati nelle diverse regioni. In questa prospettiva i risultati attesi riguarderanno, tra l'altro, la  messa a punto di un modello di certificazione delle competenze acquisite che porti ad un unico sistema nazionale di qualifica allineato al resto dell'Europa e che superi le differenze regionali.
A questo scopo saranno utilizzati diversi strumenti fra cui l'adattamento al sistema italiano delle buone pratiche già sviluppate e collaudate in ambito europeo per la valutazione delle competenze acquisite sia in ambito formale che con l'esperienza lavorativa. Sarà anche messo  a punto un sistema  volontario di marchio di qualità che identifichi le aziende  con personale qualificato. 
L'adeguata qualificazione professionale nel settore dell'efficienza energetica costituisce anche un elemento essenziale per garantire la qualità degli interventi e la scelta della soluzione più idonea per le esigenze dell'utente.  

BRICKS è un progetto finanziato nell'ambito dell'iniziativa europea  BUILD UP Skills - Pillar II, coordinato dall'ENEA.


Roma, 2 ottobre 2014

SCUOLA – Anief: i supplenti non sono tappabuchi, il Governo sbaglia se pensa di cancellarli



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 Il sindacato smonta il progetto statale di risparmiare 600 milioni di euro l'anno non chiamando più i docenti precari e il personale Ata in caso di assenza dei colleghi di ruolo da 1 a 7 giorni: l'organico funzionale non può servire a coprire tutte le supplenze che quotidianamente si svolgono nelle nostre scuole.

 

Marcello Pacifico (Anief-Confedir): pensare di utilizzare l'organico funzionale quasi esclusivamente per le sostituzioni sarebbe un grave errore di valutazione, realizzato da chi pensa che la scuola si compone prima di numeri e solo dopo di giovani in formazione.

 

È destinato ad essere fallimentare il piano del Ministero dell'Economia di risparmiare 600 milioni di euro annui introducendo nella spending review una norma che dal prossimo anno scolastico permetterà agli istituti di non chiamare più i docenti precari ed il personale Ata in caso di assenza dei colleghi di ruolo da 1 a 7 giorni: l'assunzione di 150mila nuovi docenti, infatti, servirà a coprire principalmente i posti vacanti e le attività ordinarie, non di certo a coprire tutte le supplenze brevi di cui quotidianamente le scuole necessitano.

 

Il sindacato ricorda che nella scuola i supplenti, anche quelli che sottoscrivono un contratto per un solo giorno, rappresentano una risorsa formativa preziosa e irrinunciabile. Non sono di certo dei "tappabuchi", come vorrebbe far credere oggi il Governo approvando l'ennesimo provvedimento al risparmio che danneggerebbe senza ombra di dubbio gli alunni. Pensare di affidare ad alcuni docenti della scuola, a disposizione per queste necessità, tutte le supplenze cosiddette brevi non è un piano fattibile: un istituto o una rete di scuole non potrà infatti avere al suo interno un numero adeguato per sopperire alle esigenze. Che, soprattutto, nella scuola dell'infanzia e primaria, ma anche in presenza dei 222mila alunni disabili presenti in tutti i cicli scolastici, che per ovvi motivi prevedono la presenza del docente subentrante anche per un solo giorno di assenza del titolare.

 

"L'organico funzionale – sostiene Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir - si potrà realizzare solo se le scuole funzioneranno, per davvero, in tutte le sue attività ordinarie: l'utilizzo dei docenti permanenti, a livello di singoli istituti e scuole di rete, dovrebbe servire alle attività curricolari e al sostegno della didattica. Pensare di utilizzare queste preziose risorse umane quasi esclusivamente per le sostituzioni sarebbe un grave errore di valutazione, realizzato da chi pensa che la scuola si compone prima di numeri e solo dopo di giovani in formazione".

 

Ma la trascuratezza con cui si trattano le problematiche della scuola non ha limiti. Il Governo avrebbe anche in serbo di tagliare 8 mila posti Ata privi di personale titolare, in particolare riducendo il numero di assistenti amministrativi, operanti nelle segreterie scolastiche, poiché si suppone che la crescente digitalizzazione degli istituti (tutta da dimostrare) permetterebbe di fare a meno del loro apporto lavorativo. Confermando, tra l'altro, che l'assenza di investimenti per la categoria – composta anche da assistenti tecnici e collaboratori scolastici – non era stata una dimenticanza, ma solo il proseguo della politica dei tagli avviata dal Governo Gelmini con la sparizione di 47mila Ata in soli tre anni.

 

Alla luce di questi nefasti scenari, Anief conferma la linea di tutela ad oltranza del personale precario: a tal fine, in questi giorni ha predisposto dei moduli di adesione on line per ricorrere contro la precarietà perenne ed ottenere la stabilizzazione, ma anche per cancellare le norme tagli-posti, ad iniziare dalla Legge 133/08, per il riconoscimento degli scatti stipendiali, oggi riservati solo al personale di ruolo, e per la trasformazione delle supplenze oggi limitate al 30 giugno in supplenze su posti vacanti e disponibili, quindi in contratti fino al 31 agosto. Cliccare qui per accedere alla pagina di adesione.

 

Per approfondimenti:

 

I Ricorsi Anief per Stabilizzazione, Scatti stipendiali ed estensione contratti al 31 agosto

 

Precari, siamo alla resa dei conti: per l'Avvocato generale della Corte di giustizia UE assegnare più di 100mile supplenze l'anno su posti liberi è inaccettabile

 

L'ANIEF vince anche in Corte d'Appello: i precari hanno diritto agli scatti di anzianità. MIUR condannato a oltre 10.000 Euro di spese

 

Estensione dei contratti dal 30 giugno al 31 agosto: il GdL di Roma condanna il MIUR al pagamento di 20 mensilità nei confronti di due iscritte ANIEF

 

SCUOLA DI ROMA FUND-RAISING.IT E FONDAZIONE ROMA SOLIDALE ONLUS INSIEME PER UN NUOVO WELFARE


Firmato a Roma il protocollo di Intesa per individuare nuove forme di fundraising per la promozione e il sostegno della progettazione sociale e di nuovi modelli di welfare.

 

Roma, settembre 2014– La Scuola di Roma Fund-raising.it e la Fondazione Roma Solidale onlus hanno firmato un protocollo d'intesa della durata di due anni che avvierà una collaborazione indirizzata all'individuazione degli ambiti di ricerca sociale che possano promuovere, accompagnare e stimolare l'interesse dei diversi attori territoriali con particolare riguardo alle istituzioni locali.

 

Da alcuni anni la Scuola di Roma Fund-raising .it ha dato vita ad un itinerario di ricerca che ha portato a individuare prima i grandi trend di cambiamento nel fundraising con la Survey Ritorno al Futuro nel 2011, a sperimentare poi forme di community fundraising in settori propri del welfare quali cultura, biblioteche, istruzione, sistemi sociosanitari e assistenziali di base e, a partire dal giugno 2013, ad organizzare il pensatoio itinerante "Fundraising. Un altro welfare è possibile", per comprendere come il fundraising possa diventare una delle principali strategie per la sostenibilità di un nuovo Welfare di Comunità.

 

Il protocollo intende rispondere alla necessità di riformare il Terzo Settore emersa dal Civil Act che ha visto la partecipazione di tantissime realtà impegnate nel mondo del non profit, ma anche di semplici cittadini, che hanno risposto alla chiamata di Renzi.

 

Proprio per questo la Scuola di Roma e la Fondazione Roma Solidale onlus metteranno in campo le risorse e l'impegno per definire un programma che miri a identificare misure e strumenti necessari alla realizzazione di proposte, modelli e prodotti che possano alimentare la cultura e a individuare nuove forme di fundraising necessarie a sostenere e implementare lo sviluppo di prodotti e strumenti legati alla promozione e al sostegno della progettazione sociale e dei nuovi modelli di welfare.

 

Dal 2005, la Scuola di Roma Fund-raising .it  ha erogato più di 400 corsi, formato 4000 persone e realizzato decine e decine di consulenze. La direzione scientifica di Massimo Coen Cagli e un corpo di docenti e consulenti da sempre impegnati nel terzo settore, hanno fatto definire questa Scuola come "il non profit per il non profit". 

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