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lunedì 30 marzo 2020

Enel tra i top 20 nella prima classifica europea di Equileap per la parità di genere

ENEL TRA I TOP 20 NELLA PRIMA CLASSIFICA EUROPEA DI EQUILEAP PER LA PARITÀ DI GENERE

 

  • Enel è l'unica azienda italiana del FTSE MIB 40 inclusa nella classifica ed è ai primi posti tra le 255 aziende valutate che si sono distinte sui temi dell'uguaglianza di genere in Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Italia, Repubblica Ceca, Romania, Spagna e Svezia

 

Roma, 30 marzo 2020 - Enel è stata inclusa nella top 20 del ranking Gender Equality in Europe, la prima classifica di Equileap tra le società europee che si sono distinte sui temi dell'uguaglianza di genere. Nello specifico, il Gruppo è l'unica società del FTSE MIB 40 tra le 255 aziende valutate nel ranking di Equileap. La classifica è parte dello studio Gender Equality in Europe, pubblicato da Equileap e dalla Commissione Europea per valutare la performance su temi di uguaglianza di genere delle principali società quotate sui principali indici di borsa in Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Italia, Repubblica Ceca, Romania, Spagna e Svezia.

 

"L'inclusione di Enel nel ranking Equileap evidenzia un posizionamento di vertice tra gli altri player europei, poiché privilegiamo l'uguaglianza di genere come motore del successo del modello di business sostenibile di Gruppo", ha affermato Francesca Di Carlo, Responsabile People and Organization del Gruppo Enel. "Il riconoscimento da parte di una delle più autorevoli organizzazioni sull'uguaglianza di genere al mondo rappresenta un vero e proprio traguardo per un Gruppo come il nostro, che lavora costantemente per garantire la diversità e l'inclusione al suo interno."

 

L'inclusione di Enel in questa classifica è il risultato delle sue azioni volte a promuovere la presenza delle donne nel Consiglio di Amministrazione, nelle posizioni dirigenziali e tra le nuove assunzioni, contribuendo alla parità di retribuzione e apportando benefici sociali e soluzioni di conciliazione tra lavoro e vita privata a tutti i suoi dipendenti.


Equileap ha basato la sua valutazione su 19 criteri, tra cui l'equilibrio di genere all'interno della forza lavoro, il divario retributivo, il congedo parentale retribuito e le politiche sulle molestie sessuali. L'organizzazione valuta oltre 3.500 aziende in tutto il mondo ogni anno.

 

Per Enel, presente in più di 30 Paesi, diversità e inclusione sono diventate elementi chiave della propria cultura e strategia aziendale. L'adozione di questo approccio è culminata con la pubblicazione della Policy sui Diritti Umani, cui è seguita una specifica policy volta a promuovere la diversità e l'inclusione sul posto di lavoro. Tale impegno si ricollega all'adesione dell'azienda ai Women Empowerment Principles (WEPs), supportati dal Global Compact delle Nazioni Unite e da UN Women, ed è in linea con gli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite (SDG) che Enel sostiene proattivamente.

 

Il Gruppo Enel è incluso in altri importanti indici di sostenibilità, tra i quali gli indici Bloomberg Gender Equality Index, Corporate Knights Global 100, Dow Jones Sustainability, FTSE4Good, Euronext VIGEO-EIRIS, STOXX Global ESG Leaders, la ISS ESG "Prime" rating, il CDP Climate A List, gli indici ECPI, e Thomson Reuters/S-Network ESG Best Practices. Attualmente Enel detiene inoltre il rating massimo (AAA) di MSCI ESG Research Ltd., il principale fornitore di ricerche e dati che misurano le performance delle aziende sulla base di fattori ambientali, sociali e di governance (ESG).

 

Enel attira il crescente interesse degli Investitori Socialmente Responsabili (SRI), le cui partecipazioni nella società sono in costante crescita e nel 2019 rappresentavano circa il 10,8% del capitale sociale di Gruppo, con un incremento dell'83% rispetto al 2014. Tale aumento riflette la crescente importanza che il mercato finanziario attribuisce agli elementi non finanziari nella creazione di valore sostenibile di lungo termine.

 

La consolidata presenza di Enel nei principali indici di sostenibilità a livello mondiale è sostenuta dall'attuazione di un modello di business sostenibile e innovativo che crea valore per l'azienda e per la società.

 

mercoledì 11 marzo 2020

Il business digitale: la scelta smart che ci salverà dal Coronavirus

Il business digitale: la scelta smart che ci salverà dal Coronavirus

 

 

Secondo una ricerca elaborata dalla multinazionale Deloitte, il futuro del lavoro comincerà ad avere caratteristiche inedite a partire già dal prossimo anno, il 2021: l'implementazione di robotica e intelligenza artificiale porterà all'estinzione delle attività a basso valore aggiunto, le professioni saranno determinate dalla creatività individuale e, soprattutto, sempre meno legate a spazio e tempo e sempre più svolte da remoto. 

 

Quella del cosiddetto smart working è una modalità lavorativa ad alta flessibilità già ampiamente presente in molti Paesi occidentali, con picchi importanti nel nord Europa.

Il concetto è entrato a far parte del vocabolario delle imprese italiane soltanto di recente, a causa dei riordinamenti imposti dall'espansione del COVID-19, meglio conosciuto come Coronavirus; il suo propagarsi ha reso necessaria una profonda riorganizzazione degli assetti aziendali, introducendo di fatto un'evoluzione dei modelli di lavoro in grado di cambiare per sempre il modo di fare business. 

 

Da emergenza a opportunità, dunque. 

Un mutamento che ha visto alcuni imprenditori italiani molto attivi e lungimiranti in questa direzione già prima dell'emergenza sanitaria, convincendoli a digitalizzare interamente il proprio business.

Uno degli esempi che più ha fatto parlare di sé è quello di Mik Cosentino, ex stella del nuoto italiano che in seguito ad un infortunio ha dovuto reinventare sé stesso e la propria professione. 

La scelta del web gli è da subito sembrata la più naturale, e a ragion veduta: il suo brand InfomarketingX vale oggi svariati milioni di euro, un caso studio che ha attirato l'attenzione di tutti i più importanti media nazionali. 

 

Autore del bestseller Mondadori "La bibbia dell'Infobusiness", Cosentino ha deciso di fronteggiare questo momento così delicato mettendo a disposizione gratuitamente, fino al 20 marzo, la versione free trial del programma di punta di InfomarketingX, X-Mansion.

 

In questo momento di drammatica incertezza, molte persone si trovano nella situazione di dover creare una nuova attività o di dover potenziare quella che già hanno, attraverso l'acquisizione di nuove competenze che si stanno rivelando fondamentali per diventare o restare competitivi nel mondo del lavoro contemporaneo. L'insieme di queste competenze costituisce l'Infomarketing. 

 

Oggi più che mai continuare ad avere clienti - in qualsiasi attività - è l'obiettivo primario. Un risultato che il corso di formazione messo a disposizione da Mik Cosentino consente di raggiungere e mantenere, giorno dopo giorno.

Le oltre 20 ore di video lezioni, esercizi e manuali – insieme a una registrazione integrale dell'ultimo evento tenuto dal vivo - consentiranno alle persone costrette in casa l'apprendimento a distanza delle basi di un nuovo modo di fare impresa, che in futuro potrebbe essere non soltanto funzionale ma anche necessario, come dimostra l'emergenza in atto.




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lunedì 2 marzo 2020

A ROMA TRE UN CORSO DI STORIA PER CHI NON E’ TENUTO A STUDIARLA, MA E’ TENUTO A CONOSCERLA

A ROMA TRE UN CORSO DI STORIA PER CHI NON E' TENUTO A STUDIARLA, MA E' TENUTO A CONOSCERLA

·        Giardina: "Siamo tutti cosmopoliti, ma spesso non sappiamo di esserlo. La Storia ci insegna ad esserlo, come insegnano anche i fatti tragici di questi giorni, ma non ne abbiamo la consapevolezza se non quando arrivano le malattie"

·        Pietromarchi: "Studiare Storia è fondamentale per la formazione di uno studente, ovvero per la formazione della sua coscienza di cittadino chiamato ad assumere le sue responsabilità nella società che attende il suo contributo, professionale, sociale e politico"


Roma, 2 marzo 2020 - Un Corso di Storia Moderna e Contemporanea "per chi la Storia non è tenuto a studiarla, ma è tenuto a conoscerla". E' questo lo spirito de "Uno sgruardo rivolto al futuro", l'innovativo corso inaugurato oggi a Roma Tre dal professor Andrea Giardina della Scuola Normale di Pisa, presso il Dipartimento di Ingegneria dell'Ateneo capitolino, tenuto dai maggiori storici italiani e dedicato agli studenti dei dipartimenti "scientifici".

Un corso, quello che ha preso il via oggi, che si inserisce nell'ambito delle iniziative a supporto del "Manifesto in difesa della Storia" proposto da Liliana Segre, Andrea Giardina e Andrea Camilleri, e le cui lezioni sono aperte a tutti, ma dove l'esame è riservato agli studenti dei Dipartimenti di Economia, Economia Aziendale, Ingegneria, Matematica e Fisica, e Scienze.

"A cosa serve studiare la storia? È la domanda che dà il titolo alla mia lezione, una domanda che risale agli antichi ma che io cerco di formulare in rapporto alle urgenze e alle emergenze della situazione attuale in Italia come nel resto del mondo. E dunque perché studiare la Storia oggi nell'emergenza culturale, morale ed economica che viviamo? Perché ci insegna ad essere cittadini del mondo, ma non della nostra Patria o della nostra nazione, ma ad essere cittadini del Pianeta. Viviamo una situazione cosmopolitica come insegnano anche i fatti tragici di questi giorni, ma non ne abbiamo la consapevolezza se non quando arrivano le malattie. E se c'è una percezione è negativa. Noi  siamo tutti cosmopoliti volenti o nolenti, ma spesso non sappiamo di esserlo. La Storia ci insegna appunto ad esserlo". Così il professor Andrea Giardina della Scuola Normale di Pisa.

Da Che cos'è la storia di Andrea Giardina a Democrazia: una storia occidentale di Nadia Urbinati (Giovedì 26/03/20), da Il nuovo vocabolario della Geopolitica di Lucio Caracciolo (Lunedì 04/05/20) a Il ritorno del sacro nella società contemporanea di Giovanni Filoramo (Lunedì 11/05/20): sedici lezioni che scandagliano alcuni dei temi più attuali dei nostri giorni e che provano con la lente della Storia a rispondere agli interrogativi di oggi e di domani.  Le migrazioni, la crisi delle democrazie e i totalitarismi, la globalizzazione, l'ambiente tra presente e futuro, il Mediterraneo: intrecci di civiltà e la Biopolitica e la politica dei corpi.

"Oggi più che mai – ha sottolineato Luca Pietromarchi, Rettore dell'Università Roma Tre - l'insegnamento della storia appare fondamentale per la formazione di uno studente, ovvero per la formazione della sua coscienza di cittadino del mondo. Pertanto, Roma Tre ha immaginato un corso di storia moderna, di 20 ore per sei crediti, svolto dai massimi storici italiani, dedicato a chi la storia non è tenuto a studiarla, ma è comunque tenuto a conoscerla: il corso di storia difatti è riservato agli studenti di matematica, fisica, ingegneria e scienze. La Storia non aiuterà loro a trovare lavoro, ma a lavorare meglio. E a vivere meglio cogliendo cogliendo che le cose nella storia non accadono mai per fatalità, ma per diversa responsabilità di ognuno".



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E-learning. Pearson Italia: nasce "Pearson Kilometro Zero", un progetto integrato per la didattica a distanza in un momento in cui le attività scolastiche sono interrotte in diverse Regioni

PEARSON LANCIA "KILOMETRO ZERO", IL PROGETTO PER IMPARARE A DISTANZA ATTRAVERSO L'USO DEL DIGITALE

Per affrontare la sospensione della didattica in molte scuole, risorse digitali, eventi in live-streaming, video, materiali ed esercizi interattivi per fare lezione e formarsi accorciando le distanze


2 marzo 2020 – Il progetto Pearson Kilometro Zero nasce per supportare la scuola in un momento in cui le attività didattiche in presenza sono interrotte in diverse regioni, e prevede numerose iniziative e proposte a supporto di docenti e studenti, con l'obiettivo di assicurare la continuità didattica anche fuori dalle aule attraverso l'utilizzo del digitale.  

 

La sospensione delle attività in scuole e atenei dei Nord Italia, ha reso quanto mai attuale la riflessione su modalità di apprendimento alternative: fondamentale, in questo senso, è l'utilizzo del digitale, che permette di ideare soluzioni adattabili, personalizzabili e fruibili in remoto. Per questo, Pearson Italia, casa editrice leader mondiale nel settore education, ha costruito un'offerta di prodotti e servizi interamente digitali, per fare lezione e continuare ad imparare anche fuori dalle aule scolastiche. 

 

La proposta a 360° di "Kilometro zero" vuole supportare prima di tutto i docenti, attraverso risorse didattiche digitali per ciascuna area disciplinare – da condividere con gli studenti –, video-lezioni e materiali interattivi per organizzare la lezione in remoto e proseguire l'attività di insegnamento. Si arricchisce, inoltre, l'offerta per aggiornarsi dedicata agli insegnanti: un ciclo di webinar gratuiti su "Insegnare e formarsi a distanza", con focus sulle metodologie per l'insegnamento in remoto; ore di formazione in digitale certificata sui temi più attuali della didattica; incontri con autori e approfondimenti sulle novità editoriali e i prodotti Pearson in modalità live-streaming. In più, per i docenti di inglese, è prevista un'area dedicata, con webinar, video e materiali formativi in lingua. 

 

Agli studenti viene data la possibilità di affrontare nuovi argomenti, approfondire e ripassare tramite i prodotti digitali Pearson per lo studio a distanza – MYAPP, Libro liquido e Didastore –, con migliaia di contenuti integrativi, aiuti allo studio ed esercizi interattivi.  

 

Tutti i libri di testo Pearson hanno infatti a disposizione un Didastore, tramite il quale i docenti possono creare classi virtuali, assegnare testi, video ed esercizi ai loro studenti, ricevere i loro feed-back e monitorare le loro attività. Tutto questo in maniera semplice e veloce. I libri hanno inoltre una versione digitale liquida, che si adatta a qualunque dispositivo, con video sintesi e materiali multimediali di supporto allo studio. Prevedono infine MyApp, l'app Pearson per lo studio, che permette, inquadrando i QRcode presenti nelle pagine del libro cartaceo, di accedere a centinaia di risorse integrative. Tutti ausili, questi, che possono consentire ai docenti di svolgere un'attività didattica a distanza e agli studenti di affrontare lo studio con un supporto al loro fianco. Il tutto senza necessità di un computer connesso a Internet, che molti non possiedono: è sufficiente un cellulare per studiare in autonomia.  

 

Per gli studenti delle scuole superiori, sono inoltre previsti nelle prossime settimane video lezioni d'autore e webinar gratuiti su moltissime tematiche. 

 

 

Pearson è in prima linea per supportare docenti e studenti in questa situazione, garantendo la possibilità di fare didattica di qualità e la costruzione di percorsi di apprendimento completi. In questo, il digitale si dimostra strumento fondamentale e insostituibile, per fare scuola a distanza in attesa di tornare alla normalità. 


Mila Valsecchi, Direttore generale di Pearson Italia: "Ci troviamo oggi ad affrontare una situazione imprevista, che sta mettendo in difficoltà docenti e studenti in molte aree del nostro Paese. Come editore leader nella scuola, Pearson può fare molto per supportare insegnanti e ragazzi: per questo abbiamo ideato il Progetto Kilometro zero, che offre un'ampia gamma di risorse e contenuti digitali per fare didattica e imparare a distanza. La dotazione digitale dei nostri manuali permette, da subito e in maniera estremamente semplice, di organizzare attività in remoto. Ma sul nostro sito, nell'area Kilometro zero, tutti i docenti possono trovare molti strumenti utili per svolgere le loro attività online: formazione sulle metodologie della didattica a distanza e su molti altri temi, risorse didattiche da condividere con gli studenti, eventi e lezioni in live streaming e tantissimo altro. In questo momento ci sentiamo particolarmente chiamati in causa, perché un editore scolastico è oggi, attraverso i suoi libri e i suoi servizi, un tramite irrinunciabile tra docenti e studenti, e un punto di riferimento importante per le scuole." 



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Rivoluzione JOBY: un nuovo posizionamento che guarda alla Generazione Z

SI SCATENA LA RIVOLUZIONE JOBY: UN NUOVO POSIZIONAMENTO CHE GUARDA ALLA GENERAZIONE Z

Il brand californiano leader nel mondo imaging si trasforma diventando più giovane e internazionale, e lancia un nuovo patto con i content creator di tutto il mondo: Have Fun. Create.
  • Nuova tag line e visual identity cool e impattante su tutti gli asset digitali
  • Campagna di social activation The Song of Us che rende i giovani content creator protagonisti della storia del brand, grazie alla prima canzone priva di copyright donata da JOBY alla community
  • Esordio su TikTok per una Challenge insieme all'artista newyorkese Justine Skye
  • On line store pensato come one stop shop per tutti i content creator e nuova gamma di prodotti
Milano, 2 marzo 2019 - JOBY, leader nei mercati dell'elettronica di consumo e della fotografia con i suoi prodotti GripTight per dispositivi mobili e action cam, si rinnova in chiave Generazione Z e lo fa attraverso un'operazione di riposizionamento che prevede una nuova visual identity e un nuovo tone of voice su tutti gli asset digitali, un sito web completamente ridisegnato anche sotto l'aspetto e-commerce per consentire un'esperienza di acquisto facilitata, e una campagna di social activation a livello globale con esordio su TikTokL'intero processo di rebranding e campagna di lancio è stato realizzato in collaborazione con We Are Social, che ha curato strategia, creatività e sviluppo.

Disruptive sin dalla nascita, il brand JOBY ha iniziato a trasformare il mercato degli accessori per le fotocamere oltre dieci anni fa grazie al treppiede flessibile GorillaPod e innova ancora oggi attraverso una gamma di prodotti in continua evoluzione, progettati appositamente per la nuova generazione di storyteller e influencer. La costante ricerca di soluzioni innovative in grado di rompere gli schemi si riflette ora anche nella brand identity e nella nuova tag line del brand: "Have Fun. Create.". La nuova brand strategy e la relativa campagna di lancio rappresentano infatti il patto di JOBY con la sua community: un invito rivolto alla Generazione Z a far sentire la propria voce, dando ai giovani content creator la possibilità di esprimersi in modo libero, creativo e divertente.

Al centro di questo nuovo posizionamento c'è il restyling della visual identity di JOBY: colorata e divertente, in linea con lo spirito della Gen Z. Questa visual identity è accompagnata anche da un nuovo tono di voce e da una nuova personalità su tutti gli asset digitali, in particolare il profilo Instagram @jobyinc, e il nuovo on line store globale JOBY

Completamente rinnovato non soltanto nell'aspetto grafico, ma anche nelle funzionalità di e-commerce, JOBY si è trasformato in un vero e proprio end shop store per tutti i content creator e coloro che aspirano a diventare influencer, che potranno godere di un'esperienza di acquisto full digital, con una UX totalmente rivista e perfettamente ottimizzato per mobile.

Il nuovo posizionamento di JOBY è amplificato dall'innovativa campagna di social activation "The Song of Us", che ha coinvolto la giovane artista newyorkese Justine Skye nella creazione di una canzone inedita per la community JOBY. "Confindent" è la prima canzone originale donata da JOBY alla propria community, così da rendere i giovani content creator protagonisti della storia del brand. La traccia musicale priva di copyright potrà quindi essere utilizzata liberamente per dare sfogo alla propria creatività e realizzare video e contenuti digitali con lo smartphone.

"The Song of Us" segna anche l'esordio di JOBY su TikTok. La prima e unica performance live dell'inedito "Confident" da parte di Justine Skye, realizzata sabato al Playlist Live di Orlando - il raduno mondiale dei giovani storyteller, youtuber e content creator - ha dato il via a una TikTok Challenge che per sei settimane inviterà i content creator a sfidarsi a colpi di creatività. I migliori contributi realizzati sulle note di "The Song of Us" entreranno poi a far parte del video musicale ufficiale. La canzone "Confident", oltre che su TikTok, può essere ascoltata anche su Spotify.

Alla TikTok Challenge si affianca inoltre un vero e proprio contest1: gli autori dei migliori video "The Song of Us", realizzati in 10 diverse categorie creative e postati sul sito web di JOBY, avranno l'occasione di partecipare ai JOBY Awards in programma al VidCon di Los Angeles, l'imperdibile appuntamento annuale per videomakers e youtuber, dove uno di loro sarà eletto JOBY Ambassador 2021.

Il riposizionamento del brand è accompagnato anche dal lancio di una nuova gamma di prodotti: quattro collezioni pensate per facilitare e amplificare la creazione di contenuti con lo smartphone. Fanno così il loro ingresso nel catalogo i microfoni Wavo, i primi a marchio JOBY, sviluppati in sinergia con Rycote, brand anch'esso parte della famiglia Vitec Imaging Solutions e specializzato in accessori per microfoni in grado di catturare l'audio al meglio, preservandolo dal vento e dai rumori di fondo. A questi si aggiungono le luci led Beamo, la case StandPoint con mini treppiede integrato e il Vlogging Kit, soluzione ideale per tutti gli aspiranti influencer.

Con JOBY creatività e divertimento sono la stessa cosa, due elementi che insieme possono contribuire a rendere il mondo un posto migliore.


1Il contest è attivo in UK e USA
JOBY
Viviamo per accendere la creatività. Gli innovativi supporti, treppiedi e grip JOBY sono progettati per sfruttare al meglio il potenziale di smartphone e dispositivi del mondo imaging. Questi accessori consentono di portare la visione creativa a un livello superiore, dando la possibilità agli appassionati di foto e video di catturare la realtà da infinite angolazioni.


Vitec Imaging Solutions
Vitec Imaging Solutions (VIS) è una divisione del Gruppo Vitec, fornitore globale di prodotti e servizi per il mercato del broadcast e dell'imaging. Vitec Imaging Solutions progetta, produce e distribuisce prodotti premium ad alte prestazioni, che consentono di catturare e condividere immagini eccezionali. Con nove marchi premium a portafoglio - Manfrotto, JOBY, Lowepro, Gitzo, Syrp, Rycote, Colorama, Lastolite by Manfrotto e Avenger - Vitec Imaging Solutions rappresenta a livello globale il principale fornitore di accessori per il mondo imaging. Nei suoi dieci mercati chiave - Italia, Francia, Germania, Regno Unito, Benelux, Cina, Giappone, Hong Kong, Australia e Stati Uniti - VIS opera attraverso il proprio sistema di distribuzione diretta Vitec Imaging Distribution, mentre negli altri 80 paesi le vendite sono gestite attraverso distributori indipendenti.


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Rome E-Prix: la Formula E cerca FORMULA E 700 volontari per la 6a tappa del Campionato ABB FIA

Torna il programma di Formula E per diventare volontari del Rome E-Prix, sesta tappa del Campionato ABB FIA Formula E che si terrà il 4 aprile. Formula E è infatti alla ricerca di 700 volontari, che saranno impegnati anche in alcuni incontri di formazione oltre ad avere la possibilità di partecipare ad un'esclusiva visita guidata ai box.  

ROME E-PRIX: APERTE LE REGISTRAZIONI PER DIVENTARE VOLONTARI. FORMULA E NE CERCA 700

ROMA Dopo il grande successo della scorsa edizione, torna anche quest'anno il programma di Formula E per diventare volontari del Rome E-Prix, sesta tappa del Campionato ABB FIA Formula E, che si terrà nella Capitale sabato 4 aprile. Il programma, che nel 2019 ha coinvolto oltre 500 giovani, ha l'obiettivo quest'anno di superare i 700 volontari.

Per garantire una preparazione completa a chi aderisce al programma, Formula E organizzerà degli incontri di formazione dedicati nelle settimane precedenti l'evento, durante i quali i futuri volontari saranno introdotti al mondo della mobilità sostenibile, al panorama del motorsport e alla gestione dei grandi eventi sportivi. Ogni iniziativa di Formula E è pensata infatti per creare valore sul territorio e lasciare un'eredità importante alla città, dalla formazione dei più giovani alla cura degli spazi pubblici.

Le attività dei volontari si svolgeranno durante la giornata di sabato 4 aprile, dall'apertura dei cancelli fino alla chiusura del circuito. Formula E darà la possibilità di scegliere, fino a esaurimento posti, il turno preferito tra mattina, pomeriggio e sera.

Nella settimana della gara i volontari potranno partecipare a una visita guidata in esclusiva ai box per conoscere da vicino sia i piloti sia le monoposto elettriche, mentre il giorno dell'E-Prix potranno assistere all'evento oltre il proprio turno di attività e partecipare. Ai volontari saranno assegnati compiti in diverse aree: agli accessi, per fornire indicazioni all'ingresso degli spettatori; sulle tribune, per indirizzare gli ospiti ai rispettivi posti; all'accoglienza, per guidare gli ospiti all'interno del circuito; all'Allianz E-Village, l'area dedicata ai fan per educare le prossime generazioni al futuro delle corse e ai suoi valori chiave.

Esperti team leader supervisioneranno l'attività dei giovani volontari sia durante il periodo di formazione che in occasione dell'E-Prix. A fine evento Formula E rilascerà un attestato di partecipazione al programma.

Per avere maggiori informazioni e per iscriversi al programma è possibile consultare il sito dedicato al seguente link: www.filmmasterevents.com/volunteersromeeprix.

venerdì 28 febbraio 2020

Smart Working e Coronavirus: i 3 step per le imprese per costruire un sistema di lavoro da remoto in tempi record!

Come si costruisce lo smart working a tempo di record


Nel corso di questa settimana, Elmec Informatica, provider italiano di servizi IT, ha accompagnato decine di aziende, dalle multinazionali con sede in Italia agli studi professionali, a introdurre lo smart working per rispondere all'emergenza del Coronavirus

 

La vendita di laptop e degli apparati di rete è raddoppiata rispetto allo stesso periodo del 2019 

 

 

Brunello, 28 febbraio 2020 - La diffusione del Coronavirus ha spinto le aziende che non hanno ancora abbracciato la trasformazione digitale ad affrontare il passaggio allo Smart Working come metodo di lavoro abituale, trovandosi spesso impreparate per la mancanza di strumenti e di servizi. 

Elmec Informatica, provider di servizi IT per le aziende, ha riscontrato, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, un raddoppio della vendita dei laptop e degli apparati di rete e un aumento del 40% sugli acquisti e sui noleggi di apparecchiature per lo smart working che includono portatili, desktop, tablet, server, storage, software e soluzioni per la connettività e la collaborazione.

 

"Come era prevedibile, nella giornata di lunedì 24 febbraio, siamo stati contattati da moltissimi clienti che avevano necessità di attivare il servizio di Smart Working in poco tempo", afferma Alessandro Ballerio, Amministratore Delegato di Elmec Informatica, "Molti di loro, grazie ai nostri servizi di Managed Workplace, Managed Infrastructure e Service Desk sono riusciti a essere operativi in poco tempo. Altri invece, seppur già precedentemente abilitati allo Smart Working, non avevano un'infrastruttura pronta all'uso: abbiamo dovuto configurare e dimensionare VPN, connettività e i server per erogare il servizio all'intera forza lavoro".

 

Ecco i 3 step suggeriti da Elmec con cui è stato ed è sempre possibile mettere in atto lo smart working a tempi di record: dal procedimento di dotazione degli strumenti necessari, alle difficoltà riscontrate da molte aziende. 

 

  1. Una tempestiva richiesta della dotazione necessaria

Gli strumenti tecnologici indispensabili per lo smart working sono un PC portatile, un set di cuffie, i software per lavorare in modo collaborativo con i propri colleghi e una connettività a Internet opportunamente configurata e dimensionata. 

Il primo passo che un'azienda deve compiere per permettere a un dipendente di lavorare in Smart Working è, quindi, la richiesta di PC portatili configurati per accedere a un'unica rete secondo gli standard aziendali (il cosiddetto Smart-Staging).

 

  1. La consegna a domicilio

Il notebook e i relativi accessori devono essere recapitati presso il domicilio del dipendente che può essere così abilitato ad avere accesso alle risorse IT necessarie alla produttività remota. 

 

  1. L'importanza della postazione di lavoro

Una volta poi che si hanno a disposizione a casa propria tutti gli strumenti correttamente configurati è altrettanto importante mantenere nel tempo una corretta gestione della postazione di lavoro. Il servizio di Managed Workplace messo a disposizione dei propri clienti da Elmec permette inoltre di riconfigurare da remoto i dispositivi e mantenerli aggiornati e sicuri da remoto per lunghi periodi.

 

 

 

 

ELMEC INFORMATICA

Elmec Informatica SpA con 700 dipendenti, un fatturato di 114 milioni di euro, 10 sedi in Italia (6 a Brunello, una a Gazzada, una a Brescia, una a Padova e una a Parma) e una in Svizzera, è managed services provider di servizi e soluzioni IT per le aziende e offre una copertura internazionale in oltre 100 Paesi. Fondata nel 1971 da Clemente Ballerio e Cesare Corti per l'attività di elaborazione meccanografica, oggi il provider italiano implementa progetti innovativi che migliorano i processi IT delle aziende: dalla fornitura e i servizi per i device, alla gestione dei sistemi e del network.

giovedì 27 febbraio 2020

Coronavirus: i 5 consigli di Copernico per il lavoro da casa


Osservatorio Copernico

sullo Smart Working, nuove tendenze nei luoghi di lavoro e lifestyle

 

I 5 consigli di Copernico per il lavoro da casa

A cura dell'Ufficio Studi di Copernico

 

#coronavirus e #smartworking. Possiamo leggerli solo come parole che spesso si trovano insieme nei trending topic di questo stranissimo fine febbraio 2020. O possiamo leggere queste due parole come l'occasione, forse piccola, di trasformare un problema – potenzialmente molto grande – in un'opportunità importante. È ciò che sta succedendo in questi ultimi giorni che passeranno sicuramente alla storia per l'esplosione del Coronavirus in Italia, ma forse anche per tutte quelle azioni che gli abitanti di molte zone del nostro Paese stanno mettendo in pratica a seguito dei provvedimenti per contrastare il diffondersi del contagio. E lo smart working è sicuramente una di quelle. Definiamo prima bene cosa è lo smart working. Lo smart working è una nuova opportunità di gestione del proprio lavoro. Si basa sui concetti di fiducia, flessibilità ed organizzazione; non è una nuova tipologia contrattuale, non scavalca il principio della subordinazione, e non è soggetto a vincoli di luogo (Osservatorio Politecnico di Milano etc etc). Il lavoro da remoto, o da casa, è una delle possibilità.

 

La diffusione del virus ha imposto alle aziende, soprattutto alle multinazionali, di far lavorare i propri dipendenti da remoto, per evitare il più possibile gli spostamenti. Il governo, per semplificare le procedure alle società, con il dl attuativo il 23 febbraio 2020 n. 6 pubblicato subito nella Gazzetta Ufficiale, ha stabilito che tutte le aziende possono utilizzare questo metodo di lavoro senza dover ricorrere agli adempimenti previsti dalla legge. Quindi niente accordi individuali: si fa e basta. Come scriveva nei giorni scorsi in un post su Linkedin Mariano Corso, Docente del Politecnico di Milano e Responsabile Scientifico degli Osservatori Smart Working e Cloud Transformation della School of Management del Polimi "Non è la prima volta che grazie allo #SmartWorking si riesce a fronteggiare un'emergenza." 

 

Ma siamo veramente pronti per lo smart working?

 

Con numeri diversi rispetto alla Cina, dove si è vissuto il più grande esperimento di smart working al mondo, l'Italia sta seguendo la stessa strada, sull'onda della stessa emergenza sanitaria che ha spinto governo e regioni a chiedere alle aziende questo tipo di provvedimento per limitare l'ulteriore diffusione del virus. Società come Unicredit, Generali, Vodafone, Heineken, Luxottica, Michelin, Assimoco, Henkel, Sky, Tim, Wind Tre, Condé Nast Italia, Giorgio Armani, Tod's ma anche le redazioni di alcuni magazine hanno adottato il lavoro a distanza e stanno lavorando a pieno ritmo, nonostante gli uffici siano chiusi.

 

Dal nostro osservatorio privilegiato sul mondo del lavoro possiamo tranquillamente dire che molte aziende erano pronte da tempo con accordi sullo smart working, altre ci stavano arrivando. E forse proprio questa situazione di emergenza ha accelerato i tempi e aiutato a diffondere anche in Italia quelle modalità di operatività agile sempre più richieste dai lavoratori. Nella difficoltà della situazione attuale, questo ricorso "forzato" allo smart working può essere visto come un'occasione per sperimentare una strada possibile, efficace, per cui l'Italia – secondo noi – è pronta.

 

Aziende versus persone: il vademecum di Copernico

 

Ma se per le aziende è bastato questo e poco altro per tamponare una situazione di emergenza, per le persone il cambiamento di scenario lavorativo può non essere semplice da gestire. Come si lavora da casa? Come rimanere concentrati? O viceversa, come non eccedere con il lavoro (effetto burnout)? E chi si trova a casa con i figli?

 

Noi di Copernico, di smart working ce ne occupiamo da sempre. Abbiamo stilato per queste giornate – e magari anche per il futuro, perché questa situazione d'emergenza potrebbe spingere alcune aziende a promuovere questa modalità di lavoro – un vademecum e suggerimenti per vivere e lavorare al meglio lontano dalla propria postazione abituale, sia in casa o in qualche altro ambiente.

 

  1. Preparare la postazione

Idealmente la cosa migliore sarebbe poter lavorare da una postazione dedicata, cioè per esempio non sul tavolo della cucina dove si mangia, ma su un'altra scrivania (in casa o in un altro luogo). Se questo non è possibile, si può sempre scegliere di sedersi in un punto diverso del tavolo rispetto a quello usato per i pasti. È importante cercare di preparare una postazione lavorativa gradevole, con sedia e luce adatte, ma anche senza troppe distrazioni intorno che potrebbero togliere la concentrazione. Infine, sembra banale, ma sarebbe meglio non lavorare mai in pigiama: non sono certo richieste giacca e cravatta, ma il corpo deve essere stimolato anche visivamente al lavoro e non al riposo.

 

  1. Fare molte pause e muoversi

Se in ufficio è più facile interrompere il lavoro per fare due chiacchiere con il collega, lavorando in casa questo è senz'altro più difficile. Come del resto grande è anche il rischio di restare seduti tutto il giorno. Per obbligarsi a fare delle pause, buone "scuse" sono le piccole faccende domestiche, come caricare la lavatrice, andare a prendere la posta, riordinare la camera da letto, ritirare un pacco in portineria. Per sgranchire un po' le gambe invece si può camminare durante le telefonate e, se si abita in un condominio, prendere le scale invece dell'ascensore ogni volta che si sale o scende.

 

  1. Imporsi dei limiti

Come si diceva, uno dei rischi più frequenti dello smart working è il burnout, cioè l'eccesso di lavoro dovuto all'incapacità di staccarsi dal PC e dalle e-mail, non essendoci attorno a noi i colleghi che si alzano dalle scrivanie o qualche altro tipo di cambiamento dell'ambiente che ci circonda. A noi di Copernico piace dire: work smarter, not harder, che vuol dire anche approfittare di non avere colleghi che distraggono per svolgere un lavoro più velocemente del solito, per poi avere il tempo per dedicarsi ad altro. Per esempio, ai figli che in questi giorni sono a casa da scuola.

 

  1. Restare in contatto con il team

Una delle cose più importanti e più difficili quando si inizia a fare smart working è trovare equilibrio con il resto del team, a maggior ragione se ogni persona che lo compone si trova in un posto diverso. Per fortuna la tecnologia oggi permette di essere costantemente in contatto ovunque ci si trovi. E una telefonata, oltre alle e-mail e alle chat, spesso può aiutare e fare la differenza.

 

  1. To-do list

Quando si lavora da casa è più facile distrarsi, voler fare più cose contemporaneamente perché non c'è nessuno fisicamente che chiede di finire un lavoro in un determinato tempo. Occorre comunque darsi delle priorità. Una buona prassi è pensare, appena svegli, se non la sera prima di dormire, alle attività da svolgere durante la giornata e organizzare con quale ordine affrontarle, in base alle scadenze, all'impegno richiesto e all'esigenza di lavorare con altre persone.

 

Ma lo smart working sopravviverà al Coronavirus?

 

Questa situazione di emergenza fa sicuramente spiccare l'importanza dello smart working e diventa una occasione per sperimentarlo a fondo. Ma quando finirà l'emergenza sarà importante non interpretarlo come semplice lavoro da casa, ma come uno scambio tra autonomia che viene restituita ai lavoratori in cambio di un orientamento maggiore al risultato. È importante ricordare che il confronto – meglio se in persona – resta fondamentale per cogliere spunti, per farsi venire nuove idee, essere più produttivi ed efficienti. Ci piace quindi chiudere sempre con uno stralcio di una intervista fatta al Prof. Corso in cui diceva – "L'equilibrio nasce dalle persone, dalla loro maturità e dalla loro disciplina, però gli spazi influenzano i comportamenti delle aziende. Avere il corretto equilibrio tra autonomia e orientamento ai risultati è però fondamentale per far accadere le cose. Gli spazi diventano però vitali per creare questi equilibri. Il connubio tra coworking maturo, uffici flessibili e smartworking è fondamentale: servono spazi per la concentrazione, per lavorare da soli, spazi per lavorare con altri in modo formale, e spazi per la condivisione, più liberi. Tutto sta nell'usarli nel modo giusto."

 

 

 

CHI È COPERNICO

Copernico è una rete di luoghi di lavoro, uffici flessibili e servizi che favoriscono lo smart working e la crescita professionale e di business di freelance, professionisti, start-up e aziende, grazie alla condivisione di risorse, conoscenza, alla contaminazione di idee e al networking in un ambiente caratterizzato da stile, design ed esperienza unici. Oltre 6.000 professionisti utilizzano quotidianamente gli spazi di Copernico come sede di lavoro e luogo preferenziale per meeting e organizzazione di eventi.



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mercoledì 26 febbraio 2020

Rome Business School, formare leader etici a costi accessibili e con un mindset internazionale


Ancora pochi giorni per accedere alle borse di studio per i master Rome Business School, l'istituto di formazione manageriale a maggior presenza internazionale in Italia parte del gruppo Planeta-De Agostini.
Internazionalità con studenti da 150 nazioni, placement al 96%, standard educativi di eccellenza a costi accessibili gli asset della proposta della Business School nata a Roma appena 9 anni fa.
Tra i percorsi a cui è possibile accedere anche con borsa di studio i Master in Marketing & Sales, Management delle Risorse Umane, Food and Beverage Management, Fashion Management e International MBA ed altri, presenti anche nella classifica Best ranking di Eduniversal
Fino a Marzo è possibile partecipare alla sessione primaverile di ammissione ai Master della Rome Business School (RBS), la business school a maggior presenza internazionale in Italia con studenti provenienti da 150 Paesi, da pochi mesi entrata a far parte del Planeta Formación y Universidades, il network internazionale creato da De Agostini e dal Gruppo Planeta dedicato alla formazione manageriale e universitaria con oltre 100.000 studenti nel mondo.
L'obbiettivo di RBS - come sintetizza anche lo slogan  "manager migliori per un mondo migliore" - è formare imprenditori, professionisti e manager in grado di esprimere i più alti standard etici nel business e nella vita. Ma a partire da un'intuizione fondamentale: sviluppare competenze di eccellenza specificamente focalizzate per operare in un contesto internazionale e quindi con maggiori chance occupazionali garantendo allo stesso tempo un costo accessibile.
Oggi Rome Business School testimonia con i fatti la lungimiranza di questa visione: un tasso di collocazione nel mondo del lavoro pari al 96% ad un anno dal completamento degli studi; una rete di partnership con più di 30 realtà accademiche all'estero; 5 sedi secondarie nei principali continenti tra cui India, Egitto, Nigeria, Camerun e Myanmar; importanti accreditamenti internazionali e membership di profilo. 
La più recente in gennaio, in seno alla EFMD, la European Foundation for Management Devolopment una delle maggiori organizzazioni mondiali di sviluppo della formazione manageriale ed ente di accreditamento per business school di tutto il mondo tra cui Luiss, Bocconi e molte tra le università americane ed europee più prestigiose.
L'offerta formativa si compone di 24 percorsi master ed MBA a carattere full time, part time, on campus e online tutti tenuti rigorosamente in lingua inglese. Tra questi il Master in Marketing & Sales, l'International MBA e i percorsi executive specialistici nelle aree marketing & sales e human resources per i quali sono previste fino a fine marzo diverse borse di studio che coprono dal 20% al 30% dei costi (per informazioni scrivere a info@romebusinessschool.it - www.romebusinessschool.com).
Si tratta di programmi di eccellenza, molti dei quali già entrati a far parte della classifica Best Masters & MBA ranking di Eduniversal, che ogni anno certifica i programmi delle migliori business school in 150 Paesi del mondo in 50 campi di studio.
Nel 2019, ad esempio, il Master in Food & Beverage Management ha ottenuto la posizione 22 nella classifica dei primi 50 al mondo, guidata dall'Università della California, mentre il Master in Fashion Management è rientrato nella top50 di Eduniversal. Figura tra i migliori 100 programmi del mondo anche l'MBA di Rome Business School, al 59° posto accanto a grandi università statunitensi, come nel caso del Master in Marketing e Comunicazione che conquista la medesima posizione nel ranking 2019 per quanto riguarda il mercato europeo.
"Il nostro obiettivo è quello di continuare ad arricchire il nostro portfolio di proposte formative e di garantire le migliori chance di apprendimento e successo professionale dei nostri allievi con un investimento economico ragionevole perché questo momento storico lo impone un pò in tutto il mondo – ha commentato Antonio Ragusa, "Dean" e fondatore di Rome Business School (dopo una lunga esperienza nel management della comunicazione in Enel e nella formazione manageriale in Trenitalia) -  Siamo convinti che l'orizzonte a cui devono guardare giovani e giovani professionisti vada oltre i confini del proprio Paese o comunque fuori dalle proprie zone di comfort e che il valore aggiunto di un Istituto come il nostro stia proprio in questo profilo internazionale che non a caso il mercato del lavoro dimostra di apprezzare sempre di più, segnalandoci ogni anno più di 2000 job posting. Per queste ragioni ci auguriamo da quest'anno di veder crescere maggiormente anche la presenza di studenti dall'Italia per beneficiare di questa logica di scambio e integrazione tra mindset culturalmente differenti".
La Rome Business School  è un istituto internazionale di alta formazione e ricerca manageriale con base a Roma ma operante su scala globale. Ogni anno ospita centinaia di studenti, professionisti, imprenditori, organizzazioni ed aziende provenienti da più di 150 paesi del mondo. Nasce a Roma nel 2011 con l'obiettivo di offrire un'esperienza formativa di eccellenza per sviluppare competenze professionali e imprenditoriali focalizzate per operare in un contesto internazionale.
A distanza di pochi anni Rome Business School è l'Istituto di formazione manageriale più internazionale in Italia e una delle realtà a maggior proiezione globale anche a livello europeo. Anche grazie a partenariati con università presenti in 30 nazioni assicura un tasso di collocazione nel mondo del lavoro pari al 96% ad un anno dal completamento studi in un crescendo di espansione che oggi si esprime anche attraverso 5 sedi secondarie in India, Egitto, Nigeria, Camerun e Myanmar.
L'offerta formativa si svolge esclusivamente in lingua inglese e prevede un ampio range di percorsi tra cui Master, Corsi di Alta specializzazione, Corsi brevi, in-house e personalizzati su varie tematiche tra cui Food & Beverage Management, Marketing e Comunicazione, Marketing politico, Management dei beni artistici e culturali, Digital health, Turismo, Sport, Moda, Data science, management internazionale delle risorse umane, oltre a un MBA.
Da luglio 2019 la Rome Business School fa parte come unico rappresentante italiano del Planeta Formación y Universidades, il network internazionale creato nel 2003 da De Agostini e dal gruppo Planeta dedicato alla formazione manageriale e universitaria.  Il network incarna il forte impegno delle due compagnie nella formazione universitaria e manageriale, in grado di fornire un servizio di alto livello alle comunità globali guidando i suoi studenti verso l'acquisizione di una preparazione d'eccellenza grazie a modelli aperti, flessibili e funzionali adatti a qualsiasi livello professionale.


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martedì 25 febbraio 2020

Le aziende ferme per il Coronavirus ripartono con lo smartworking. Ecco i consigli per chi affronta un periodo di lavoro a distanza

Le aziende ferme per il Coronavirus ripartono con lo smartworking

Ecco i consigli per chi affronta un periodo di lavoro a distanza

La società di consulenza Methodos, che aiuta le imprese a mettere a punto nuovi modelli organizzativi, ha stilato un vademecum per i capi e per i lavoratori che si trovano per la prima volta a sperimentare il lavoro agile. «Per le aziende e per i dipendenti sarà un cambiamento culturale»

 

 

È smartworking la parola d'ordine di queste ore per le imprese che rischiano di rimanere ferme a causa dell'emergenza sanitaria per il nuovo Coronavirus. Nelle regioni più colpite dal contagio si cerca di limitare al massimo gli spostamenti e, mentre uno dei decreti attuativi del DL 23 febbraio 2020 n. 6 facilita l'adozione del telelavoro (come sperimentato su scala più piccola per il crollo del ponte Morandi), è già massiccio in moltissime aziende il ricorso al lavoro agile. «Questi giorni di blocco forzato potrebbero addirittura essere un acceleratore del cambiamento»: ne è convinto Alessio Vaccarezza, CEO di Methodos Italia, società di consulenza specializzata nell'accompagnare le imprese nei processi di change management assieme a Digital Attitude e Accompany, due startup focalizzate sulla digital transformation. «Da tempo è in atto una trasformazione culturale per quanto riguarda i modelli organizzativi sul lavoro e molte realtà, soprattutto le più grandi e internazionali, sono preparate ad affrontare la situazione che stiamo vivendo – prosegue Vaccarezza –. Chi è in ritardo nell'attuare piani strutturati di smartworking dovrà mettere in campo qualche sforzo in più, ma attrezzarsi in tempi brevi è possibile e, con alcuni accorgimenti, si può evitare di perdere produttività».

 

Per attuare forme di lavoro agile in modo efficace, prevedendo i possibili intoppi e preparando dipendenti e management a lavorare in modo nuovo, Methodos ha stilato una serie di consigli rivolti sia ai lavoratori, che magari si trovano a fare smartworking per la prima volta nella vita, sia ai capi, che devono sperimentare nuovi metodi per organizzare, dirigere e valutare i propri dipendenti.

«Delega e fiducia sono i concetti più importanti per chi ha un ruolo dirigenziale – spiega Giuseppe Geneletti, Head Smart Working di Methodos –.Chiarire gli obiettivi, valorizzare i risultati raggiunti e responsabilizzare sono le azioni chiave per impostare un progetto di smartworking vincente. Occorre poi fare degli sforzi in più sul fronte della pianificazione e schedulare specifici momenti di confronto con le persone del team: meglio in video che con una semplice telefonata».

Per i lavoratori, invece, la sfida è riprodurre a casa la forma mentis che si assume in ufficio. I consigli di Methodos sono cinque:

 

1)      Stabilire chiaramente gli orari. «È importante indicare i momenti di inizio e fine del lavoro – spiega Giuseppe Geneletti –. Dedicare delle ore specifiche al lavoro facilita non solo la concentrazione, ma anche l'allineamento con gli altri interlocutori, che sanno in quali momenti siamo disponibili e pronti a rispondere».

2)      Vestirsi come se si andasse in ufficio (o quasi). «Non è necessario essere iper-formali e in giacca e cravatta – commenta sempre Geneletti – ma passare dalla modalità "da casa" a quella "da lavoro" è molto importante per concentrarsi, e l'abbigliamento gioca la sua parte».

3)      Fare delle pause e spostarsi. Se è fondamentale, anche a casa, avere la sensazione di "iniziare" la propria giornata, allo stesso modo, quando si prende una pausa, bisogna davvero staccare. «Per questo il consiglio è di allontanarsi fisicamente dallo spazio di lavoro spiega l'esperto di Methodos –. Fare un passo lontano dalla scrivania può aiutare a liberare la mente e ad avere maggiore attenzione al ritorno».

4)      Organizzare gli spazi. Cioè avere una scrivania libera dal disordine, con file digitali e/o archivi cartacei facilmente individuabili e uno spazio adatto all'attività. «Sono elementi  importanti per aumentare la produttività e rimanere concentrati mentre si lavora ai vari progetti» sottolinea Geneletti.

5)      Staccare la spina dalla vita digitale. A casa, ancor più che in ufficio, le distrazioni di web e social sono in agguato. «Per sfruttare al meglio il tempo – spiega sempre Geneletti – è bene silenziare o bloccare alcune app, anche attraverso alcuni tool che ne limitano l'utilizzo».

 

Un approfondimento ad hoc lo meriterebbero i cosiddetti "meeting digitali", ovvero chiamate e videoconferenze, di cui nei prossimi giorni si farà grande uso. «Le tecnologie rendono le comunicazioni di una facilità impensabile rispetto a pochi anni fa, anche senza complicati apparati ma con gli strumenti che tutti hanno a casa – commenta Giuseppe Geneletti –. Non tutti però sono ancora abituati a rapportarsi in questo modo ed è necessario accogliere e coinvolgere nel modo giusto chi non usa quotidianamente questi strumenti». Ecco quindi alcuni consigli utili:

 

Prima dei meeting digitali

  • Assicurarsi che tutti i partecipanti davvero rilevanti per la riuscita del meeting siano collegati/collegabili, altrimenti programmarlo in un altro momento.
  • Condividere con anticipo un reminder dell'agenda, allegando obiettivi, temi e principali materiali che verranno discussi. «Ai partecipanti, parallelamente, si richiede di leggere e preparare i materiali» sottolinea Geneletti.
  • Chiedere a tutti i partecipanti di evitare le distrazioni (mail, sms, ecc.)
  • Non affrontare un numero eccessivo di argomenti

 

Durante chiamate e videoconferenze

  • Testare in anticipo il collegamento (il giorno prima se possibile con 1-2 partecipanti previsti).
  • Invitare tutti a fare un check di comunicazione se non si sono mai collegati da remoto per verificare la banda e la connettività.
  • Adattare il formato dei materiali (presentazione, video eventuali di supporto etc.) affinché siano compressi per ridurre la necessità di banda di trasmissione
  • Pianificare 10-15' di tempo di "accoglienza" prima dell'inizio ufficiale della riunione in cui verificare da parte di tutti la qualità del collegamento audio-video a due vie.
  • Ricordare a tutti all'inizio della riunione le regole di ingaggio e di etichetta: «Cioè parlare uno alla volta e a due terzi della velocità "normale" – puntualizza Geneletti –, dire sempre il proprio nome per assicurarsi che tutti sappiano chi sta parlando, scandire bene le parole formulando frasi più brevi e semplificate per ridurre la fatica da collegamento, e infine, quando si ha la necessità di scollegarsi, annunciarlo».
  • Avere a disposizione un tecnico IT se possibile per effettuare una pronta risoluzione dei problemi durante la fase di accoglienza.

 

 

Methodos Spa – Società di consulenza di direzione fondata nel 1979, e parte di Methodos Group SpA con sedi in Francia e Germania, è tra le più significative realtà internazionali nei processi di change management organizzativo e culturale a supporto delle trasformazioni (M&A; Digital Transformation, New Ways of Working, Integrated Thinking…), nei programmi di coinvolgimento e comunicazione con gli stakeholder, nello sviluppo di una leadership efficace.




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